Debito

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martedì 11 marzo 2014

Grazie a Magdi Cristiano Allam ora FdI lotta per la sovranità monetaria


Fratelli d'Italia esce dal congresso di Fiuggi rompendo gli indugi. Nel programma del partito entrano l'uscita dall'euro ed il ritorno alla sovranità nazionale, senza ma e senza se.Lo annuncia, con orgoglio, l'eurodeputato Magdi Cristiano Allam, che dell'uscita dall'euro ha fatto il suo cavallo di battaglia ormai da diversi anni, e che sarà candidato alle prossime europee proprio nelle fila di Fratelli d'Italia. Nei mesi scorsi ricordiamo il convegno, organizzato da Magdi nella sede dell'europarlamento, insieme ai professori Euroscettici Rinaldi, Borghi e Bagnai: "Morire per l'euro?"

mercoledì 5 marzo 2014

SICILIA: NO MUOS. PACIFICI MANIFESTANTI MASSACRATI DALLE FORZE DELL'ORDINE. ORA BASTA. MARCIAMO UNITI SULLA SICILIA



 di Gianni Lannes


Una protesta invisibile. Accade ora in Italia, quando qualcuno osa criticare il sistema di potere dominante, rispetto ad un abuso evidente.

A Niscemi le forze dell'Ordine picchiano duramente i giovani e pacifici manifestanti. Che vergogna: se la prendono con i ragazzini inermi e indifesi.

venerdì 13 settembre 2013

SVELATO IL PIANO PER PORTARE L’ITALIA FUORI DALL’EURO ?


DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Comincio a pensare che la Bce non sia una banca centrale, ma la vera sede del governo italiano, visto le sempre maggiori conferme che giungono in tal senso. L’ultima, a dir poco inquietante, è contenuta nel nuovo libro dell’ex membro del consiglio esecutivo dell’Eurotower, Lorenzo Bini Smaghi, “Morire di austerity”. Ovvero, nell’ottobre-novembre 2011 Silvio Berlusconi stava seriamente ponendo in essere un piano per far uscire l’Italia dall’euro, ragione che portò al suo immediato allontanamento da Palazzo Chigi per volontà dei “gendarmi” dell’eurozona.

A seguito, “Nel 2011 l'Italia aveva formulato dei piani per uscire dall'euro” (Ambrose Evans-Pritchard, blogs.telegraph.co.uk);

Nello specifico, il Cavaliere avrebbe discusso del ritiro italiano dalla moneta unica durante meeting privati con altri governanti europei, con ogni probabilità Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Testualmente, il libro dice che «l’ipotesi d’uscita dall’euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi degli altri paesi dell’euro». Ma non basta. Per Bini Smaghi, la Merkel è rimasta convinta della possibilità di espellere la Grecia dall’eurozona fino al tardo autunno del 2012, salvo poi essere riportata a più miti consigli dalla Bundesbank, la quale le fece notare i 574 miliardi di euro di crediti che vantava verso le banche centrali di Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia, Cipro e Slovenia attraverso il programma Target2. Quindi, un altro mito che crolla: non è vero che il sistema di pagamento interno della Bce è soltanto una variazione tecnica, senza rischi significativi, in caso una nazione decidesse o fosse obbligata a lasciare la moneta unica.

Per Bini-Smaghi, infatti, «la banca centrale (di quel Paese, ndr) non sarebbe stata in grado di ripagare le liabilities accumulate verso altri membri dell’eurosistema, le quali sono registrate nel sistema di pagamento interno dell’Unione (Target2). L’insolvenza provocherebbe perdite sostanziali per le controparti nelle altre nazioni, inclusi Stati e banche centrali». Ora, non so se Bini-Smaghi abbia raccontato una bugia o la verità, ma resta il fatto che un ex membro della Bce, nonché uomo dell’Italia a Francoforte per anni, ha scritto nero su bianco che Berlusconi stava pensando di uscire dall’euro, ne aveva parlato con altri governanti europei in riunioni e visite private e per questo è stato fatto fuori nell’inverno del 2011.

Questo, a casa mia, si chiama golpe. E apre nuovi interrogativi: non sarà che la cavalcata dello spread cominciata nell’estate di quell’anno e culminata con quota 575 prima dell’arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti fosse frutto di un accordo tra Bce-Bundesbank e governo tedesco per far fuori Berlusconi, dopo che questo aveva reso partecipe la Merkel dei piani che gli frullavano per la testa? Si spiegherebbe il perché di quegli 8 miliardi di debito italiano scaricati da Deutsche Bank nella primavera 2011, gridandolo ai quattro venti e coprendosi oltretutto con l’acquisto di cds. E si spiegherebbe il perché nessuno chiese conto al gigante tedesco di quanto fatto, né la Bce, né l’Eba. Dubbi, ovviamente senza una riprova se non la parola di Bini-Smaghi. Il quale, se ricorderete, per un periodo fu in predicato di finire a capo di Bankitalia al posto di Mario Draghi ma poi decise di accettare un incarico accademico in una prestigiosa università statunitense: andò davvero così? O quando ebbe la conferma che dentro Bankitalia il suo nome era sgradito e che Monti non avrebbe fatto nulla per perorare la sua causa preferì anticipare tutti e crearsi una nobile alternativa? Quanto scritto nel suo libro, quindi, va inteso come la classica pariglia che Bini-Smaghi ha voluto restituire a Monti e Napolitano? Solo lui potrebbe confermarlo, ma gli indizi e le coincidenze sono tanti, davvero troppi per bollare quelle parole solo come fantasie.

Ieri, poi, è giunta l’ennesima riprova, l’ultimo ed ennesimo siluro della Bce, di fatto quasi una seconda lettera di compiti a casa al nostro governo, seppur sottoforma di allarme apparentemente rituale. Per la Banca centrale europea, infatti, il forte aumento del fabbisogno finanziario italiano, salito a 51 miliardi a luglio 2013 a causa del rimborso dei debiti verso le imprese, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento da parte dell’Italia dell’obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 al 2,9% del Pil. Ad agosto, ha rimarcato la Bce, il governo italiano ha annunciato, per l’anno in corso, l’abolizione della prima rata dell’imposta sulle abitazioni principali di proprietà: il mancato gettito (pari a 2,4 miliardi di euro circa, ossia lo 0,1% del Pil) sarà compensato mediante un contenimento della spesa e maggiori entrate. Sempre in agosto, il Parlamento ha poi deciso di rinviare di tre mesi, al 1 ottobre, l’aumento di 1 punto percentuale dell’aliquota ordinaria dell’Iva, anche se le inferiori entrate dovute a tale rinvio saranno bilanciate da maggiori accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate. Infine, è stato convertito in legge il Decreto del fare, che prevede una serie di misure intese ad accrescere gli investimenti in infrastrutture, semplificare le procedure burocratiche, aumentare il credito alle imprese (soprattutto alle piccole e medie imprese) e migliorare l’efficienza della giustizia civile.

Insomma, la Bce si è sentita in dovere di entrare a gamba tesa sulle scelte di politica economica italiana, casualmente ponendo l’accento su uno dei nodi più spinosi nel rapporto tra Pd e Pdl, ovvero l’Imu. Come se non bastasse, altra frecciata sulla questione dell’Iva, ancora in discussione seppur con un consenso generale che vede l’esecutivo pronto praticamente a qualsiasi mossa pur di evitare una decisione che potrebbe risultare fatale in un contesto di consumi e domanda interna praticamente ferma. Oltretutto, questa preoccupazione preventiva appare strumentale anche per il fatto che una sorta di offsetting per il mancato gettito garantito dall’aumento dell’Iva è già stato posto in essere dall’aumento delle accise e di altre tasse, seppur in maniera transitoria.

Come mai la Bce ha sentito il bisogno di fare le pulci solo all’Italia? La Spagna non mostra debolezze nell’azione di contrasto della crisi da parte del governo, al netto della delirante politica di abbattimento dei cantieri bloccati dalla crisi per alleggerire i bilanci delle banche e cercare di stimolare la domanda riducendo l’offerta (ci vorranno almeno 10 anni, visto quanto si è costruito durante il boom zapateriano)? Vogliamo parlare della Francia e del suo tasso di disoccupazione, con il governo che offre come unica risposta la volontà di attaccare la Siria? Evito per carità di patria di parlare di Grecia e Cipro, ma il Portogallo mi sembra calzante, come esempio: come ha fatto Lisbona a raggiungere il risultato dell’avanzo primario? Privatizzando asset pubblici, una manovra assolutamente una tantum, ma non mi ricordo di intemerate della Bce contro il Paese lusitano, soprattutto durante i giorni difficilissimi della crisi di governo e del rimpasto - non ancora compiuto fino in fondo - di inizio agosto. L’Italia, invece, proprio nel pieno del periodo peggiore per le aste e con l’esecutivo la cui vita appare appesa a un filo, può essere bacchettata en plein air e additata al pubblico ludibrio dei mercati. E meno male che a capo della Bce c’è un italiano! 

Sforiamo il 3% di ratio debito/Pil? Chissenefrega dico io, questa Europa è la stessa che ci massacra non appena può, è l’istituzione alla quale diamo più di quanto riceviamo, è il simposio che permette all’Eba di fare figli e figliastri nei criteri di valutazione degli assets bancari, è il direttorio che per dar retta all’azionista di maggioranza, la Bundesbank, ci ha fatto spendere tre volte tanto per non salvare la Grecia, quando mettendo mano al portafoglio tre anni fa avremmo già risolto il problema ed evitato il contagio (ma non si poteva, perché le banche tedesche dovevano prima scaricare a buon prezzo la carta igienica ateniese che avevano in portafoglio), è il Leviatano che non azzecca una previsione, rivede le stime ogni settimana, parla di ripresa da tre anni senza che nessuno abbia visto nemmeno l’ombra di un green shot, è il governo non eletto che impone ai nostri comuni virtuosi di non poter spendere i soldi che hanno in cassa - creando sì, in quel caso, occupazione sana e reale - in ossequio al suo delirante Patto di stabilità. 

Per quanto ancora dovremo abbassare la testa e dire sì? Viene da chiedersi se il governo non debba dotarsi - e in fretta - di un ministro delle Finanze e non di un pedissequo portavoce di Mario Draghi e dei desiderata della Bce, quale è Saccomanni.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/9/13/SPY-FINANZA-Svelato-il-piano-per-portare-l-Italia-fuori-dall-euro-/3/426592/
13.09.2013

lunedì 2 settembre 2013

Avezzano stampa il «marso», la nuova moneta per rilanciare l'economia

La nuova moneta  di Avezzano, il marso

AVEZZANO – Ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, i nuovi acquisti si faranno con il marso (dal nome dell’area abruzzese conosciuta come Marsica), moneta «coniata» dal Comune a beneficio dei propri cittadini. L’intenzione è di rilanciare l’economia locale, in particolare il settore agroalimentare, e dare un po’ di respiro ai negozi di vicinato nella battaglia quotidiana contro la crisi. Il marso, che dovrebbe entrare in circolazione entro la fine dell’anno, sarà una moneta-non moneta: non potrà essere incassata né convertita (in quanto non sostituisce l’euro) e sarà valida esclusivamente nel circuito dei commercianti locali. Versati insieme agli euro, i marso daranno diritto a uno sconto e il negoziante che li riceverà potrà spenderli a sua volta in altri esercizi della città.
Abruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova monetaAbruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova moneta     Abruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova moneta     Abruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova moneta     Abruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova moneta     Abruzzo, Avezzano stampa il marso, la nuova moneta
BUONI LOCALI STAMPATI - L’idea si è concretizzata con l’adesione dell’amministrazione comunale al progetto dell'associazione Arcipelago Scec (acronimo di Solidarietà che cammina), che riunisce altri esperimenti di questo tipo in Italia (ad esempio a Napoli, Crotone e nella Parma del sindaco grillino Federico Pizzarotti, ma si contano iniziative anche in Toscana e in Sardegna). I marso, spiegano in municipio, sono buoni locali stampati per ottenere uno sconto che va dal 5 al 30 per cento nei negozi aderenti. Un esempio? Compro un paio di pantaloni del valore di 100 euro pagando 80 euro più 20 marso. Il commerciante che «incassa» i marso andrà nel negozio di frutta e spenderà lì quei buoni che, a sua volta, il fruttivendolo potrà utilizzare per fare la spesa sempre in un negozio locale.
IL SINDACO - «Noi sindaci – afferma il primo cittadino di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio – siamo rimasti l’unico baluardo a difesa delle comunità e quindi dobbiamo inventarci di tutto per dare una mano al nostro territorio. Dopo l’introduzione del microcredito, abbiamo deciso di aderire all’Arcipelago Scec sperando di aumentare i consumi e dare un po’ di forza alla nostra economia, in particolare alla produzione agroalimentare». Nella delibera contenente il progetto, presentato nei giorni scorsi alle associazioni dei commercianti, si cita tra le cause della crisi il «continuo drenaggio di ricchezza che prende strade lontane e non viene reinvestita, se non in percentuali trascurabili, sul territorio che l’ha prodotta. Ad esempio, i cittadini della sola Avezzano spendono annualmente 75.000.000 euro per generi alimentari che, per il 60%, alimentano il circuito della grande distribuzione e vengono reinvestiti in altre regioni d'Italia o all'estero». Per questo l’amministrazione intende «attuare dei sistemi che aiutino cittadini ed imprese a cooperare e a sviluppare la solidarietà reciproca e l’economia tipica locale fondata sulla filiera agroalimentare».
ANCHE A BRISTOL - Un po’ come è accaduto, nel recente passato, a Bristol, città del sud-ovest dell’Inghilterra, con i «Bristol pound». Circa trecento negozianti hanno raccolto l’invito del Comune ad accettare il nuovo mezzo di pagamento da affiancare alla tradizionale possibilità di saldare la spesa in sterline. Un’iniziativa accolta con freddezza dalle grandi catene di distribuzione, che hanno protestato per l’impossibilità di scambiare la nuova «moneta» al di fuori dei confini comunali.
LA GRAFICA - Ad Avezzano i grafici sono già al lavoro per elaborare l’immagine del marso. Sarà di carta colorata (corredata di valori e sistema anti-falsificazione) e del tutto simile ai buoni ideati dallo Scec. Cambierà soltanto il simbolo stampato sulla «banconota» che, per rendere omaggio alle tradizioni più antiche della terra marsicana, sarà costituito dalla «chimera» , l’uccello che secondo la leggenda volava sulle acque del Lago Fucino. In città è prevista anche l’apertura di un punto per la distribuzione dei marso, che saranno consegnati ai cittadini gratuitamente (100 marso ciascuno).
LE MONETE ALTERNATIVE - Avezzano non è l’unico Comune abruzzese che vanta esperienze di «moneta» alternativa. A Guardiagrele, in provincia di Chieti, nel Duemila circolò per alcune settimane il Simec, la «moneta del popolo» ideata dallo scomparso Giacinto Auriti, ex preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo, il quale mise in pratica ciò che teorizzava da tempo con i suoi studenti. Tuttavia i Simec in circolazione, che a differenza dei marso erano considerati moneta vera, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza per ordine della Procura e l’esperimento venne interrotto.

venerdì 30 agosto 2013

QUELLA RICETTA DI MUSSOLINI CHE SALVO’ L’ITALIA DALLA CRISI

QUELLA RICETTA DI MUSSOLINI CHE SALVO' L'ITALIA DALLA CRI

Crisi:può essere interessante vedere come se la cavò Mussolini nell’altra Grande Crisi del secolo scorso. Come ogni regime dittatoriale, il fascismo spendeva grosse cifre per la difesa:all’inizio della crisi es­se rappresentavano il 32 per cento del bilancio statale, contro il 14 de­gli stanziamenti per opere pubbli­che. Ora, negli anni successivi al 1931, il bilancio della Difesa fu ta­gliato del 20 per cento, mentre lo stanziamento per opere pubbli­che fu quasi raddoppiato. («Nei primi dieci anni del mio governo­ – amava puntualizzare il Duce- si è speso in opere pubbliche più di quanto abbiano speso i governi li­berali nei primi sessant’anni dal­l’Unità d’Italia»). Il bilancio della polizia, altra po­sta strategica del regime, fu decur­tato del 30 per cento, come quello della Giustizia, mentre gli stanzia­menti per le Colonie furono ridot­ti quasi del 50 per cento. Colpisce, invece, che non sia stato tagliato di una sola lira il bilancio della Pubblica istruzione. Nonostante la scuola fosse uno dei settori sui quali Mussolini puntava mag­giormente (famoso lo slogan «Libro e moschet­to »), l’istruzione non fu mai veramente «fascistiz­zata », perché tra gli stessi in­segnanti fascisti erano pochi quelli che accettavano di svuotare la scuola della sua funzione culturale appiatten­dosi completamente sulle esi­genze del regime. Furono ridotti del 20 per cento anche i servizi fi­nanziari, malgrado i robusti inter­venti per salvare banche e impre­se. Nella prima metà degli anni Trenta il bilancio dello Stato oscil­lò tra i 19 e i 21 miliardi di lire. Nel­l’esercizio finanziario 1930-31 il disavanzo fu limitato al 2,5 per cento, ma dall’anno successivo passò via via dal 20 al 35, per ridi­scendere al 10 nel biennio 1934-35 .
Per farvi fronte, non volendo ri­nunciare alla parità aurea nono­stante la svalutazione del dollaro e della sterli­na, Mussolini fu costretto in cin­que anni a di­mezzare le ri­serve d’oro della Banca d’Italia. Gli inasprimenti fiscali raggiun­sero il picco nel 1934 con l’aggravio delle imposte sugli scambi e sulle successioni. Fu lì che il Du­ce disse «basta», con una frase che suonerebbe ancor oggi di notevo­le buonsenso: «La pres­sione fiscale è giunta al suo limite estremo e biso­gna la­sciare per un po’ di tempo as­solutamente tranquillo il contri­buente italiano e, se sarà possibi­le, bisognerà alleggerirlo, per­ché non ce lo troviamo schiacciato e defunto sotto il pesante far­dello ». (…) La diffusione delle biciclette e delle tramvie ex­traurbane aveva favorito il pendola­rismo tra campagna e città, cosicché si for­mò una potenziale nuova classe lavoratrice che i sindaca­ti cercarono di arginare, difenden­do gli operai urbani. I sindacati fa­scisti chiesero la riduzione del­l’orario lavorativo settimanale a 40 ore a parità di salario: l’Italia fu il primo paese al mondo a intro­durre tale misura fin dal 1934, una scelta così avanzata che è ancora in vigore quasi ottant’anni dopo. (…)
Nel 1933 il regime modificò radi­calmente il sistema assicurativo pubblico creando l’Istituto nazio­na­le fascista della previdenza so­ciale (Infps), dotato di gestione autonoma. Prima della fine del decennio, furono appron­tati diversi ammortizzatori sociali,come l’assicurazio­ne contro la disoccupazio­ne, gli assegni familiari e le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o a ora­rio ridotto. Per compensare i sacri­fici chiesti ai lavoratori e alle loro famiglie con le riduzioni salariali, il regime predispose «una serie di servizi sociali e di possibilità ricre­ative, sportive, culturali, sanita­rie, individuali e collettive, sino al­lora sconosciute o quasi in Italia e che influenzarono largamente il loro atteggiamento verso il fasci­smo e soprattutto quello dei giova­ni che più ne usufruirono». (…) In un paese ancora povero, in cui pochissimi bambini potevano permettersi le vacanze al mare, fu provvidenziale l’istituzione delle colonie estive, i cui ospiti passaro­no da 150mila nel 1930 a 475mila nel 1934. Nel 1926, un anno dopo la sua costituzione, l’Opera nazio­nale dopolavoro contava 280mila iscritti, che un decennio più tardi erano saliti a 2 milioni 780mila, per raggiungere i 5 milioni alla vigi­lia della seconda guerra mondia­le: quasi il 20 per cento dell’intera popolazione italiana. Gli aderenti godevano di alcune forme di assi­stenza sociale integrativa oltre a quella ordinaria, della possibilità di fruire di sconti e agevolazioni e, soprattutto, di partecipare a una lunga serie di attività sportive, ri­creative e culturali.
Agli adulti la tessera del dopolavoro dava dirit­to a forti sconti su ogni tipo di sva­go: dai cinema ai teatri, dai viaggi alle balere, dagli abbonamenti ai giornali alle partite di calcio. Tut­ti, iscritti e non, avevano diritto ­se bisognosi- alla refezione scola­stica, a libri e quaderni gratuiti,al­l’accesso a colonie marine, ai cam­peggi estivi e invernali, all’assi­stenza nei centri antitubercolari. (…) Rexford Tugwell, l’uomo più di sinistra dell’amministrazione americana, pur collocandosi ideo­logicamente agli antipodi del fa­scismo, riconosceva che il regime stava ricostruendo l’Italia «mate­rialmente e in modo sistematico. Mussolini ha senza dubbio gli stes­si oppositori di Roosevelt, ma con­trolla la stampa e così costoro non possono strillare le loro fandonie tutti i giorni. Governa un paese compatto e disciplinato, anche se con risorse insufficienti. Almeno in superficie, sembra aver com­piuto un enorme progresso. Il fa­scismo è la macchina sociale più scorrevole e netta, la più efficiente che io abbia mai visto. E ne sono in­vidioso».

sabato 15 giugno 2013

Turchia, cominciano i "Suicidi" tra le forze di Polizia.

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di Corrado Belli


Notizia che non doveva uscire dai palazzi del governo Turco per timore che la folla inferocita prendesse coraggio, qualcuno tra le file della Polizia non ne può più ed ha detto quello che non si doveva dire... 


fino a 4 giorni fa i Morti suicidi tra le file della Polizia Turca sono 6 e si presume che altri hanno seguito l'esempio dei loro colleghi, il sindacato della Polizia non ha potuto smentire la notizia dopo che i familiari degli agenti suicidi hanno ribadito che la morte dei loro familiari ricade sul Governo e la struttura del corpo di Polizia, molti giovani Poliziotti sono stati mandati allo sbaraglio senza le dovute informazioni e come comportarsi nei confronti dei dimostranti.


Molti comandanti hanno solamente impartito gli ordini incitandoli alla massima violenza, dopo le prime scaramucce e i primi morti tra le file dei dimostranti, molti cittadini si sono radunati davanti le abitazioni dei Poliziotti conosciuti nei quartieri inveendo contro le loro famiglie, due dei poliziotti suicidi si sono sparati durante durante le cariche effettuate dai loro colleghi, dopo essersi messi da parte per non partecipare al massacro dei dimostranti si sono suicidati con le loro armi, nonostante la Polizia sia ancora a fronteggiare la folla di dimostranti, il sindacato della Polizia ha chiaramento ribadito che non è detto che eseguiranno ancora gli ordini di Erdogan e se continua cosi faranno di tutto per far cadere il Governo di Erdogan, centinaia sono i feriti tra le forze di Polizia che non hanno un adeguato equipaggiamento per affrontare dimostrazioni del genere, molti di loro sono stati prelevati da città di provincie per essere portati a Istambul e Ankara, in alcuni video comparsi su Youtube si vedono poliziotti che parlano con dimostranti dicendo loro che non hanno voglia di manganellare i cittadini.


A molti di loro sono giunte minacce di repressione contro le loro famiglie e quindi per evitare guai ai loro familiari eseguono gli ordini, buona parte dei Poliziotti dorme per le strade durante la notte dato che non c'è posto nelle caserme e i cittadini si rifiutano di ospitarli anche a pagamento, tutti gli Alberghi hanno vietato l'ingresso a coloro che fanno parte della Polizia, anche i Militari non fanno entrare poliziotti nelle loro caserme, un ufficiale della Polizia ha pure avanzato l'ipotesi che il governo Erdogan a breve sarà deposto.


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La ragazza in Rosso è diventata il Simbolo delle dimostrazioni, nella foto si nota come un Poliziotto le scarica addosso una bomboletta di Spray al pepe e i suoi colleghi stanno a guardare esultando, il giovane poliziotto è stato riconosciuto da alcuni suoi concittadini che lo aspettano con ansia e qualcos'altro quando tornerà a casa, molti di loro non avranno vita facile dopo il massacro che hanno fatto a danno dei cittadini, in Turchia la vendetta viene consumata con il sorriso sulle labbra e un bicchiere vuoto da riempire con il sangue del condannato.


Lo stesso Governatore di Istanbul Hùseyin Avni Mutlu ha potuto constatare che i dimostranti aggressivi e che hanno cominciato a tirare pietre contro la Polizia erano agenti travestiti e quindi è stato il governo a volere che la dimostrazione sfociasse in violenza, nella giornata di ieri, su ordine di Erdogan la Polizia ha arrestato quasi 100 Avvocati mentre si trovavano dentro il tribunale, gli arresti sono continuati anche tutta la giornata di oggi e di sicuro continueranno dato che anche Giudici e Procuratori si sono schierati dalla parte dei cittadini:


Addio Erdogan e addio UE, addio classe Politica Europea e USA dato che questa è la vostra Politica di Libertà e di diritti, prossimamente su questo schermo "Via col vento".

giovedì 13 giugno 2013

LUTTWAK SEI TUTTI NOI! - “L’ITALIA O ESCE DALL’EURO O MUORE” - “LA GERMANIA SI È ARRICCHITA A SPESE VOSTRE”

EURO CRAC

Nel 1996 scriveva: “Se entra nell’euro finirà come nel 1940. Non gli conveniva entrare in guerra, ma ha vinto l’istinto del gregge” - “Italiani, lasciate l’euro. Le banche falliranno, ma i correntisti sono garantiti. Comprare una Mercedes costerà un botto, ma le fabbriche ripartirebbero di corsa”…

Vittorio Macioce per "Il Giornale"
Di euro si muore». Edward Luttwak scandisce questo motto così, con l'aria di chi forse sta un po' esagerando, ma neppure tanto. Perché l'Italia si trova a un bivio: pagare il conto salato per una scelta azzardata o continuare una «non vita da zombie»nel segno di un'austerity senza fine. Non è una profezia. Non è neppure un'opinione. È questione di logica, di numeri ed è ciò che pretende l'Europa.
EURO CRACEURO CRAC
L'economista di Arad a volte è spietato, ma se lo fa è perché non crede nelle illusioni. Non ha mai pensato che l'euro fosse la mossa giusta per l'Italia. Siamo finiti, per scelta, nella casella sbagliata. E lui lo dice dal 1996. Scriveva. «Finirà come nel 1940. Allora l'Italia non aveva alcuna convenienza ad entrare in guerra, ma l'istinto del gregge fece sì che Mussolini, che pure l'aveva intuito, facesse questo errore. Si diceva, anche allora, tutte le potenze mondiali entrano nel conflitto, perché noi dobbiamo starne fuori? Siamo for­se di serie B? E così l'Italia commise un grande errore».
EDWARD LUTTWAKEDWARD LUTTWAK
Luttwak come Cassandra?
«Spero di non fare la stessa fine. Non sono un veggente e non dialogo con gli dei. Forse so leggere la realtà».
Una moneta non è una guerra?
«Sì, ma le conseguenze economiche a volte sono le stesse ».
L'Italia è in un vicolo cieco?
«No. Può scegliere».
Cosa?
«Va via dall'euro. Sceglie un'altra moneta. Potrebbe tornare alla lira, ma io consiglio il baht thailandese. Questo significa che i ricchi italiani pagheranno molto di più le vacanze a St. Moritz e una Mercedes costerà un occhio della testa, però vedremo i muri tappezzati di avvisi con scritto: cercasi operaio specializzato.
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Le aziende italiane tornano a esportare, la Fiat farà 34 turni di lavoro, la produzione cresce, la disoccupazione scende e finalmente l'economia italiana torna a vivere. Adesso è praticamente morta».
Sembra facile.
«Non è facile per niente. Perché c'è un prezzo da pagare altissimo. Farà male».
Tipo?
«Le banche falliranno».
C'è già la fila a ritirare i soldi.
«Ho detto che le banche falliranno, come imprese. I correntisti non rischiano. Non perdono i soldi».
L'alternativa?
«Restare nell'euro, con un'economia da morti viventi. Non si uscirà mai dalla crisi. Immagini questa situazione che si protrae per cinquanta, cento anni o per sempre».
EURO DOLLAROEURO DOLLARO
Apocalittico.
«Non posso farci nulla. L'Italia ha firmato un patto con l'Europa. Il primo dovere è portare il deficit annuale a zero. Questa è già un'impresa. Significa tasse e tagli insopportabili.
Ammettiamo però che ogni italiano accetti di diventare sempre più povero e senza futuro. Tutto questo non basta. L'Italia dovrà ridurre il debito pubblico di 40 miliardi. Sa cosa significa? Equivale a 10 Imu. Non ti riprendi più».
I patti con l'Europa si possono rivedere, cambiare.
«Non c'è dubbio. Ma ai tedeschi non conviene. Non vogliono cambiare nessun parametro. A costo di uscire loro dall'euro. E senza la Germania questo euro non è più l'euro».
ENRICO LETTA MARIO DRAGHIENRICO LETTA MARIO DRAGHI
O noi o loro?
«Esatto. Vede, ogni nazione deve scegliere razionalmente la propria valuta. I politici hanno caricato di un enorme valore simbolico il fatto di essere membri di un circolo monetario.
Ma la zona euro fatta su misura per i paesi del Nord Europa, fosse in un'area monetaria più adatta alla sua economia. Siete come chi vive in un'isola del Mediterraneo e vuole frequentare un club di Amburgo. Il solo andare e venire ti manda in rovina».
Può esserci euro senza Italia?«Ma all'Italia conviene l'euro? Io penso di no. Tu staresti in un club dove i vantaggi sono pochi e il prezzo non solo è alto, ma rischia di cancellare il tuo futuro? Un individuo che pur di stare in un circolo esclusivo si rovina è uno stupido. Stranamente questa regola sembra non valere per gli Stati, ma il concetto è lo stesso».
Siamo diventati così periferici?
«Per niente. Non è una questione di periferia, ma di interessi. Quelli italiani non sono gli stessi del Nord Europa. L'Inghilterra sta fuori e non è periferica. Ritiene invece che gli affari della Germania sono diversi dai suoi. L'economia italiana è così poco periferica che sta creando guai in tutto il mondo».
ENRICO LETTA E ANGELA MERKELENRICO LETTA E ANGELA MERKEL
Cioè?
«L'Europa e l'Italia in ginocchio per la crisi sono un problema per il Brasile, per la Cina, per gli Stati Uniti. Non conviene a nessuno. Sta saltando un equilibrio. L'Italia morente è un problema geopolitico grave. Da quando l'Italia è in Eurolandia non cresce. È un fatto: scarso lavoro, zero aumento del reddito.
Certo, gli italiani possono appiccicarsi la medaglietta dell'euro, ma non esportano più. Se questi politici rispettabili si guardassero in giro e facessero una scelta razionale, cambierebbero subito valuta. I greci avrebbero dovuto farlo subito. Gli spagnoli ancor prima ».
Non le piace l'Europa, confessi.
«Non mi piace un'oligarchia che trova normale prendere i soldi dai conti correnti degli individui, di notte, come fanno i ladri».

martedì 11 giugno 2013

Clamoroso! Truffa Equitalia, società con base in un paradiso fiscale?

equitalia paradiso fiscale delaware

nformazione Scorretta
Equitalia Spa è una società iscritta in un paradiso fiscale Usa, precisamente in Delaware. Prima di svelare questa truffa bisogna sapere alcune cose.
Gli Stati Uniti, oltre a guidare la Nato che ci costringe a spendere miliardi e vite umane per le guerre strategiche che interessano solo agli Usa, sono anche il centro della nostra coalizione economica; proprio in questo periodo, dopo aver visto come hanno utilizzato la Fiat per i loro interessi facendo perdere all’Italia posti di lavoro e tecnologia, ci vogliono costringere a creare una zona di libero scambio fra Europa e Usa. Il vantaggio è tutto loro anche perché, come ha descritto anche il Sole 24 ore, gli Usa hanno nel loro interno paradisi fiscali.
Uno di questi è lo Stato del Delaware, precisamente con la città di Wilmington, a 150 kilometri da Washington, considerata la capitale globale delle registrazioni societarie. “Ogni anno negli Usa vengono costituite circa due milioni di nuove entità societarie. E a quasi nessuna di queste è richiesto di fornire informazioni sui loro veri proprietari. È un problema enorme” sono le parole del senatore Heather Lowe. Anche l’Unione Europea ha avuto modo di occuparsi del problema “Paradisi fiscali e finanziari: una minaccia per il mercato internazionale dell’Ue” in cui del Delaware si dice: “Che il piccolo Stato a Sud della Pennsylvania offra grossi vantaggi alle società offshore, presentandosi come una alternative alle isole Cayman o alle Bermuda sono in pochi a saperlo, ma chi opera nel settore ne è al corrente da tempo”.
Abbiamo fatto queste considerazioni per inquadrare meglio il problema che però non riguarda solo la credibilità e la nocività degli Stati Uniti, ma anche un’azienda, se così possiamo chiamarla, italiana.
Grazie alla segnalazione di alcuni contatti, abbiamo scoperto che andando sul sito proprio delle società del Delaware, raggiungibile da questo link [https://delecorp.delaware.gov/tin/GINameSearch.jsp] e inserendo nello spazio “file number” il codice 5315638 esce fuori un risultato sorprendente.
equitalia paradiso fiscale delawareLa sopresa è trovare una società dal nome conosciuto: Equitalia Spa, la società incaricata di riscuotere i tributi in Italia. Essendo Equitalia una società pubblica, se questa registrata negli Usa fosse collegata a quella italiana sarebbe uno scandalo assoluto. Non abbiamo la possibilità di dire se questo corrisponde al vero oppure no, bisogna attendere e fare approfondimenti. Di certo sappiamo che adesso Equitalia verrà probabilmente abbandonata per far di nuovo spazio ad esattori locali, che in passato hanno fatto peggio di Equitalia stessa: ennesima misura demagogica (per ingannare le persone) del governo Letta, ma questa è un’altra storia.
Rimane la questione scottante di questa società, registrata come opera religiosa negli Usa, ma dall’inconfondibile SPA tutto italiano (da noi sta per Società per Azioni). Speriamo si faccia presto chiarezza: se fosse opera di Equitalia o di qualche funzionario sarebbe uno scandalo, ma anche se fosse opera di altri, potrebbe nascondere la volontà di truffe a contribuenti italiani, che vedendosi recapitare comunicazioni di Equitalia Spa, potrebbero prenderle per buone.
equitalia paradiso fiscale delawareChe si faccia al più presto chiarezza.

Matteo Guinness



lunedì 3 giugno 2013

Compact, un altro.

di Paolo Barnard

Perché loro lavorano come demoni. Gli italiani fanno pagliacciate con Grillo, la Casta. 

Perché loro sono intelligenti. Gli italiani no. 

Perché loro sanno tutto. Gli italiani digeriscono col cervello.

Compact, ne arriva un altro, e questo è la morte del lavoro, dopo quella dello Stato.

Corporate Europe Observatory trova documenti dell’incontro fra Merkel, Hollande e Barroso (presid. Commissione UE) e la European Roundtable of Industrialists (ERT) del 18 marzo, dove i tre colossi politici ricevono, e concordano su, le istruzioni della più potente lobby di Big Business del mondo. Si tratta, come chi mi legge sa, di una mia vecchia conoscenza. Sono quelli che hanno scritto il Fiscal Compact nero su bianco e lo hanno sbattutto sulla scrivania della BCE e della Commissione. Ora di Compact ne hanno sfornato un altro. Il Consiglio Europeo del perfido Von Rompuy lo dovrà approvare a giugno.

Si noti. I tre maggiori politici europei, su idea della Merkel, incontrano a porte chiuse Big Business. Perché? Quale elettorato gli ha permesso di fare questo senza che le parti sociali fossero presenti? E perché dovrebbero essere presenti le parti sociali? Perché ogni singolo devastante pezzo del fascismo finanziario dell’Eurozona che oggi devasta umani in carne ed ossa a decine di milioni fu deciso a porte chiuse fra lobby e i leader europei, fra cui anche i nostri infami Amato, Ciampi, Padoa Schioppa, Prodi, Draghi, D’Alema e soci. 

Il nuovo Compact è sulla competitività-produttività. Cioè farti lavorare come un animale in ambienti di nazismo psicologico, per meno reddito, per il profitto di 2 o 3 mila persone in tutta la UE; distruggere la contrattazione sindacale; disintegrare la coesione di classe. Quello che è accaduto con le riforme Hartz 4 in Germania, nonostante i buffoni italici vi raccontino che in Germania i lavoratori stanno da Dio. Cazzate, stanno nella merda con redditi in calo da 10 anni, e sono inviperiti. I consumi sono ai minimi storici, e l’unico motivo per cui i tedeschi non si ribellano è che la stampa leccaculo gli racconta da anni che la colpa è dei greci o degli italiani (i PIIGS).

La ERT mira a mettere il turbo nucleare al mercato singolo, dove ovviamente solo i colossi possono competere, e dove milioni di piccole-medie aziende (e i loro lavoratori) andranno invece disintegrate (e già ci vanno). Ma il nuovo Compact sulla competitività-produttività spiattella 3 nuovi parametri agghiaccianti: il tuo livello salariale sarà in futuro legato a

1) la tua maggiore produttività sul lavoro

2) la competizione internazionale

3) e la tua performance individuale

Cioè

1) vivere per lavorare e non il contrario

2) subire ancor più sul tuo reddito il costo del lavoro in Cina o Vietnam

3) farti vivere l’angoscia della prestazione sotto caporali spietati ogni giorno della tua vita

Poi: le raccomandazioni mettono in primo piano la riduzione drastica degli ostacoli al licenziamento e la riduzione delle liquidazioni. E chiedono la solita spesa pubblica solo per aiutare il business, ma non il sociale. Mai!

Si badi bene: come già detto, ogni singola parola dell’ERT diviene di regola un Trattato UE sovranazionale, cioè più potente di qualsiasi cosa i nostri parlamenti possano decidere. E’ accaduto col Fiscal Compact, accadrà con questo Compact. E Barnard parla, scrive, bla bla bla bla… 

Ma il finanziamento pubblico alla Castaaaaaaaa! Operaio! 

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=658

mercoledì 8 maggio 2013

IL PROGRAMMA DEL PARTITO CHE SCONVOLGERA' LE ELEZIONI TEDESCHE


DI PINO CABRAS
megachip.info 

Vi proponiamo la traduzione del programma politico in sintesi di Alternative für Deutschland(Alternativa per la Germania), uno dei nuovi grandi partiti emergenti in Europa. La grande crisi europea sta generando in molti importanti paesi, ciascuno secondo la sua fisionomia, l’esplodere di nuove forze politiche in grado di sfondare il muro del 25% dell’elettorato: Syriza in Grecia, UKIP nel Regno Unito, il M5S in Italia e appunto – stando ai sondaggi – Alternative fra i tedeschi.

Sono movimenti estremamente diversi e dai programmi non sovrapponibili, ma hanno due cose in comune:
1) crescono esplosivamente mentre crolla l’attuale dominante “narrazione europea”, quella raccontata fin qui dai frequentatori del club Bilderberg;
2) incassano milioni di voti intanto che i partiti di sinistra tradizionali non sanno captare nessuna onda di cambiamento e diventano puntelli conservatori – se non reazionari – di un potere in fase di arrocco.
Colpisce che il primo punto del programma di Alternative für Deutschland sia «il rispetto del diritto e della parola data». Sembrerebbe quasi un concetto pre-politico, ma dobbiamo fare un paragone: quello con il tradimento degli elettori e il vilipendio del popolo italiano che abbiamo visto dopo le ultime elezioni nostrane.
Dire “rispetto della parola data” ha un suono rivoluzionario.
Poi viene il resto del programma, che risente dell’influenza diretta di una parte del padronato germanico, con idee dell’economia molto convenzionali, sebbene più pragmatiche rispetto alle pazzie ideologiche dei Draghi, dei Monti, della Merkel e della troika (che forse mai oserebbero chiedere «che agli Stati eccessivamente indebitati e senza speranza sia accordato un taglio del debito»).
Il nuovo partito rimette in discussione le avanzate politiche energetiche tedesche sulle energie rinnovabili. Forse c’è un calcolo legato al boom estrattivo degli idrocarburi in USA, che sta restituendo competitività all’industria nordamericana con prezzi ambientali certamente enormi.
Le istituzioni europee verrebbero drasticamente limitate e depotenziate, ma non viene illustrato un quadro geopolitico coerente.
La nostra idea di Alternativa ha dunque basi politiche molto differenti. Ma pure ci sembra utile far conoscere cosa bolle nel caldissimo pentolone dell’Europa inquieta e in crisi.
La traduzione è a cura di Gaetano Colonna. Buona lettura.
Alternative für Deutschland sostiene:
  • il rispetto del diritto e della parola data,
  • il controllo, la trasparenza e la vicinanza ai cittadini della democrazia,
  • l'autodeterminazione, l'autoresponsabilità e la solidità finanziaria per tutti gli Stati.
Questi valori sono stati trascurati nell'attuale crisi europea. Vogliamo dar loro nuovamente valore su questo piano e in altri importanti ambiti politici.
Politica Monetaria
  • Esigiamo un ordinato scioglimento del sistema monetario dell'euro. La Germania non ha bisogno dell'euro. L'euro ha danneggiato altri Paesi.
  • Esigiamo la reintroduzione delle valute nazionali o la creazione di più limitati e più stabili accordi monetari. La reintroduzione del DM non deve essere un tabù.
  • Esigiamo un cambiamento dei trattati europei per rendere possibile l'uscita di ogni Stato dall'euro. Ogni popolo deve poter decidere democraticamente sulla propria valuta.
  • Esigiamo che la Germania pretenda questo diritto al ritiro, bloccando con il suo veto ulteriori crediti dell'ESM.
  • Esigiamo che i costi della cosiddetta politica di salvataggio non vengano sostenuti dal contribuente. Le banche, gli Hedge-funds e i grandi investitori privati sono i beneficiari di questa politica. Devono per questo risponderne per primi.
  • Chiediamo che agli Stati eccessivamente indebitati e senza speranza sia accordato un taglio del debito.
  • Nella crisi del debito le banche devono sostenere le loro perdite, ovvero venir stabilizzate gravando sui loro maggiori creditori.
  • Esigiamo un divieto immediato dell'acquisto di carta straccia dalla Banca Centrale Europea. L'inflazione non può azzerare il risparmio dei cittadini.
Politica europea
  • Noi sosteniamo un'Europa di Stati sovrani con un mercato comune. Vogliamo vivere insieme in amicizia e buon vicinato.
  • Noi chiediamo un illimitato potere del parlamento in materia di bilancio. Respingiamo decisamente una Unione di trasferimento [il progetto di integrazione dei flussi finanziari a livello europeo] e nemmeno uno Stato europeo centralizzato.
  • Faremo in modo che le competenze legislative ritornino ai Parlamenti nazionali.
  • Ci adopereremo fortemente per una riforma della UE per eliminare la burocrazia di Bruxelles e per sostenere la trasparenza e l'attenzione alle esigenze dei cittadini.
  • Il Parlamento europeo non ha funzionato nel controllare Bruxelles. Noi appoggiamo energicamente le posizioni di David Cameron, che snellisca la UE con più concorrenza e autoresponsabilità.
Stato di Diritto e Democrazia
  • Chiediamo che lo Stato di diritto valga senza limitazioni. Gli organi dello Stato non devono non tenere conto nemmeno in casi particolari delle leggi e dei trattati. Essi devono essere rispettati nella lettera e nello spirito.
  • L'operato di ogni governo tedesco trova i suoi limiti nel diritto internazionale, nella costituzione e nei trattati europei. Essi sono di importanza fondamentale per la nostra società e devono essere rispettati rigorosamente.
  • Chiediamo una rafforzamento della democrazia e della cittadinanza democratica. Vogliamo introdurre, secondo il modello svizzero, i referendum di iniziativa popolare. Ciò vale specialmente nel caso di cessione di importanti diritti all'EU.
  • I partiti devono collaborare col sistema politico ma non dominarlo.
  • Chiediamo più democrazia diretta anche nei partiti. Il popolo deve stabilire la volontà dei partiti, non il contrario.
  • Chiediamo che i parlamentari si dedichino interamente al lavoro parlamentare. Il loro mandato non può tollerare attività part-time retribuite.
Finanza pubblica e tassazione
  • Chiediamo che si pongano freni all'indebitamento ed alla creazione di montagne di debiti. Anche la Germania ha permesso troppi debiti.
  • Chiediamo che siano tenuti presenti nella programmazione finanziaria i rischi di responsabilità finale derivanti dalla politica di salvataggio dell'euro. Fino ad oggi è stata consapevolmente gettata sabbia negli occhi ai cittadini.
  • Chiediamo una drastica semplificazione delle normative fiscali sulla base di un modello realmente progressivo di tassazione alla Kirchhof [esponente neo-con tedesco, fautore di una radicale riforma fiscale, NdT]. I cittadini devono poter comprendere perché sono tassati in alte percentuali.
Pensioni di anzianità e Famiglia
  • La crisi europea mette in pericolo tutte le forme di previdenza pensionistica, a causa dell'eccessivo indebitamento e della riduzione degli interessi.
  • Chiediamo che i bambini siano considerati nel calcolo delle pensioni.
  • La Germania ha troppi pochi bambini. Le assicurazioni pensionistiche e di malattia hanno i piedi d'argilla. La Germania deve diventare un paese che favorisce i bambini e le famiglie.
  • Noi vogliamo la difesa della famiglia come cellula base della società. Una solidale politica per la famiglia è un investimento nel nostro comune futuro ed una parte essenziale del contratto fra generazioni.
Educazione
  • Chiediamo standard educativi unitari a livello statale sulla base del miglior sistema scolastico tedesco.
  • Vogliamo che l'educazione sia il compito centrale della famiglia. Asili e scuole devono completare questo lavoro in modo significativo. Niente è così importante per il nostro futuro della educazione dei nostri bambini.
  • In primo luogo sono responsabili dell'educazione dei figli i genitori. Lo Stato deve aiutarli a svolgere questo compito. Devono essere disponibili corsi di educazione infantile, indipendentemente dal contesto familiare.
  • Sosteniamo un sistema universitario qualitativamente di valore elevato, che offra agli studenti adeguate possibilità di assistenza e di sviluppo. Deve anche essere possibile un ritorno agli sperimentati corsi di diploma e degli esami di Stato.
Politica energetica
  • Sosteniamo un concetto applicabile di energia a buon prezzo. È impensabile che la popolazione debba essere penalizzata dai prezzi in grande crescita dell'energia per una politica energetica del governo centrale priva di raziocinio e di strategia.
  • Chiediamo una riforma delle normativa sulle energie rinnovabili. È asociale finanziare sovvenzioni per energia solare ed eolica con le tariffe elettriche.
  • Chiediamo che le sovvenzioni per le energie rinnovabili siano finanziate dal gettito finanziario ordinario. Deve essere reso noto quale tipo di energia verrà maggiormente sovvenzionata.
Politica di integrazione
  • Chiediamo un riordino del diritto di immigrazione. La Germania ha bisogno di un'immigrazione qualificata che voglia integrarsi.
  • Chiediamo una legge sull'immigrazione secondo il modello canadese. Un'immigrazione disordinata nel nostro sistema sociale deve essere assolutamente impedita.
  • Veri perseguitati politici devono poter trovare asilo in Germania. Un trattamento umanitario esige che possano trovare lavoro qui.

Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/10214-il-programma-del-partito-che-sconvolgera-le-elezioni-tedesche.html

martedì 7 maggio 2013

Attentato a Montecitorio: ecco le tesi di chi non ci vede chiaro...



La sparatoria avvenuta nei giorni scorsi davanti Montecitorio ha alimentato un ampio dibattito sul web: e sono in molti, a torto o ragione, a non vederci chiaro, per svariati motivi.

Della vicenda - dibattutissima su tutti i media e su molti blog - noi ci siamo occupati ben poco: quello che possiamo evidenziare, a distanza di alcuni giorni, è che fino a questo momento come prevedibile in questi casi, la vicenda è sembrata funzionale agli obiettivi e agli scopi del 'sistema': 

Dopo l'attentato infatti sono state rinforzate le misure di sicurezza intorno al Palazzo, dove sarà limitata la circolazione delle persone, ed i privilegi dei governanti (tutti i ministri si muoveranno con scorta e auto blu) inoltre il dibattito sui "fomentatori di odio" guardacaso, si è spostato sulla rete: con i vertici del governo che propongono "leggi speciali"... un vero e proprio assist a chi, da anni, cerca la strada migliore per censurare il web limitando la perdita di consensi e di far percepire al cittadino di vivere in una vera e propria DITTATURA.

Senza la volontà di avanzare illazioni, ma con la massima "neutralità" riteniamo giusto segnalare ai nostri lettori alcuni articoli che illustrano e analizzano i fatti evidenziando quello che gli autori degli articoli ritengono una "serie di misfatti" e incongruenze. 

Visto che i mass media hanno dato spazio esclusivamente alle "versioni ufficiali" e alle veline dei palazzi, crediamo che sia giusto e sacrosanto dare spazio a tutti i "punti di vista" lasciando che ogni lettore si faccia una propria, personale idea sui fatti.

Staff nocensura.com 

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