Debito

lunedì 2 settembre 2013

Avezzano stampa il «marso», la nuova moneta per rilanciare l'economia

La nuova moneta  di Avezzano, il marso

AVEZZANO – Ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, i nuovi acquisti si faranno con il marso (dal nome dell’area abruzzese conosciuta come Marsica), moneta «coniata» dal Comune a beneficio dei propri cittadini. L’intenzione è di rilanciare l’economia locale, in particolare il settore agroalimentare, e dare un po’ di respiro ai negozi di vicinato nella battaglia quotidiana contro la crisi. Il marso, che dovrebbe entrare in circolazione entro la fine dell’anno, sarà una moneta-non moneta: non potrà essere incassata né convertita (in quanto non sostituisce l’euro) e sarà valida esclusivamente nel circuito dei commercianti locali. Versati insieme agli euro, i marso daranno diritto a uno sconto e il negoziante che li riceverà potrà spenderli a sua volta in altri esercizi della città.
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BUONI LOCALI STAMPATI - L’idea si è concretizzata con l’adesione dell’amministrazione comunale al progetto dell'associazione Arcipelago Scec (acronimo di Solidarietà che cammina), che riunisce altri esperimenti di questo tipo in Italia (ad esempio a Napoli, Crotone e nella Parma del sindaco grillino Federico Pizzarotti, ma si contano iniziative anche in Toscana e in Sardegna). I marso, spiegano in municipio, sono buoni locali stampati per ottenere uno sconto che va dal 5 al 30 per cento nei negozi aderenti. Un esempio? Compro un paio di pantaloni del valore di 100 euro pagando 80 euro più 20 marso. Il commerciante che «incassa» i marso andrà nel negozio di frutta e spenderà lì quei buoni che, a sua volta, il fruttivendolo potrà utilizzare per fare la spesa sempre in un negozio locale.
IL SINDACO - «Noi sindaci – afferma il primo cittadino di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio – siamo rimasti l’unico baluardo a difesa delle comunità e quindi dobbiamo inventarci di tutto per dare una mano al nostro territorio. Dopo l’introduzione del microcredito, abbiamo deciso di aderire all’Arcipelago Scec sperando di aumentare i consumi e dare un po’ di forza alla nostra economia, in particolare alla produzione agroalimentare». Nella delibera contenente il progetto, presentato nei giorni scorsi alle associazioni dei commercianti, si cita tra le cause della crisi il «continuo drenaggio di ricchezza che prende strade lontane e non viene reinvestita, se non in percentuali trascurabili, sul territorio che l’ha prodotta. Ad esempio, i cittadini della sola Avezzano spendono annualmente 75.000.000 euro per generi alimentari che, per il 60%, alimentano il circuito della grande distribuzione e vengono reinvestiti in altre regioni d'Italia o all'estero». Per questo l’amministrazione intende «attuare dei sistemi che aiutino cittadini ed imprese a cooperare e a sviluppare la solidarietà reciproca e l’economia tipica locale fondata sulla filiera agroalimentare».
ANCHE A BRISTOL - Un po’ come è accaduto, nel recente passato, a Bristol, città del sud-ovest dell’Inghilterra, con i «Bristol pound». Circa trecento negozianti hanno raccolto l’invito del Comune ad accettare il nuovo mezzo di pagamento da affiancare alla tradizionale possibilità di saldare la spesa in sterline. Un’iniziativa accolta con freddezza dalle grandi catene di distribuzione, che hanno protestato per l’impossibilità di scambiare la nuova «moneta» al di fuori dei confini comunali.
LA GRAFICA - Ad Avezzano i grafici sono già al lavoro per elaborare l’immagine del marso. Sarà di carta colorata (corredata di valori e sistema anti-falsificazione) e del tutto simile ai buoni ideati dallo Scec. Cambierà soltanto il simbolo stampato sulla «banconota» che, per rendere omaggio alle tradizioni più antiche della terra marsicana, sarà costituito dalla «chimera» , l’uccello che secondo la leggenda volava sulle acque del Lago Fucino. In città è prevista anche l’apertura di un punto per la distribuzione dei marso, che saranno consegnati ai cittadini gratuitamente (100 marso ciascuno).
LE MONETE ALTERNATIVE - Avezzano non è l’unico Comune abruzzese che vanta esperienze di «moneta» alternativa. A Guardiagrele, in provincia di Chieti, nel Duemila circolò per alcune settimane il Simec, la «moneta del popolo» ideata dallo scomparso Giacinto Auriti, ex preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo, il quale mise in pratica ciò che teorizzava da tempo con i suoi studenti. Tuttavia i Simec in circolazione, che a differenza dei marso erano considerati moneta vera, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza per ordine della Procura e l’esperimento venne interrotto.

venerdì 30 agosto 2013

QUELLA RICETTA DI MUSSOLINI CHE SALVO’ L’ITALIA DALLA CRISI

QUELLA RICETTA DI MUSSOLINI CHE SALVO' L'ITALIA DALLA CRI

Crisi:può essere interessante vedere come se la cavò Mussolini nell’altra Grande Crisi del secolo scorso. Come ogni regime dittatoriale, il fascismo spendeva grosse cifre per la difesa:all’inizio della crisi es­se rappresentavano il 32 per cento del bilancio statale, contro il 14 de­gli stanziamenti per opere pubbli­che. Ora, negli anni successivi al 1931, il bilancio della Difesa fu ta­gliato del 20 per cento, mentre lo stanziamento per opere pubbli­che fu quasi raddoppiato. («Nei primi dieci anni del mio governo­ – amava puntualizzare il Duce- si è speso in opere pubbliche più di quanto abbiano speso i governi li­berali nei primi sessant’anni dal­l’Unità d’Italia»). Il bilancio della polizia, altra po­sta strategica del regime, fu decur­tato del 30 per cento, come quello della Giustizia, mentre gli stanzia­menti per le Colonie furono ridot­ti quasi del 50 per cento. Colpisce, invece, che non sia stato tagliato di una sola lira il bilancio della Pubblica istruzione. Nonostante la scuola fosse uno dei settori sui quali Mussolini puntava mag­giormente (famoso lo slogan «Libro e moschet­to »), l’istruzione non fu mai veramente «fascistiz­zata », perché tra gli stessi in­segnanti fascisti erano pochi quelli che accettavano di svuotare la scuola della sua funzione culturale appiatten­dosi completamente sulle esi­genze del regime. Furono ridotti del 20 per cento anche i servizi fi­nanziari, malgrado i robusti inter­venti per salvare banche e impre­se. Nella prima metà degli anni Trenta il bilancio dello Stato oscil­lò tra i 19 e i 21 miliardi di lire. Nel­l’esercizio finanziario 1930-31 il disavanzo fu limitato al 2,5 per cento, ma dall’anno successivo passò via via dal 20 al 35, per ridi­scendere al 10 nel biennio 1934-35 .
Per farvi fronte, non volendo ri­nunciare alla parità aurea nono­stante la svalutazione del dollaro e della sterli­na, Mussolini fu costretto in cin­que anni a di­mezzare le ri­serve d’oro della Banca d’Italia. Gli inasprimenti fiscali raggiun­sero il picco nel 1934 con l’aggravio delle imposte sugli scambi e sulle successioni. Fu lì che il Du­ce disse «basta», con una frase che suonerebbe ancor oggi di notevo­le buonsenso: «La pres­sione fiscale è giunta al suo limite estremo e biso­gna la­sciare per un po’ di tempo as­solutamente tranquillo il contri­buente italiano e, se sarà possibi­le, bisognerà alleggerirlo, per­ché non ce lo troviamo schiacciato e defunto sotto il pesante far­dello ». (…) La diffusione delle biciclette e delle tramvie ex­traurbane aveva favorito il pendola­rismo tra campagna e città, cosicché si for­mò una potenziale nuova classe lavoratrice che i sindaca­ti cercarono di arginare, difenden­do gli operai urbani. I sindacati fa­scisti chiesero la riduzione del­l’orario lavorativo settimanale a 40 ore a parità di salario: l’Italia fu il primo paese al mondo a intro­durre tale misura fin dal 1934, una scelta così avanzata che è ancora in vigore quasi ottant’anni dopo. (…)
Nel 1933 il regime modificò radi­calmente il sistema assicurativo pubblico creando l’Istituto nazio­na­le fascista della previdenza so­ciale (Infps), dotato di gestione autonoma. Prima della fine del decennio, furono appron­tati diversi ammortizzatori sociali,come l’assicurazio­ne contro la disoccupazio­ne, gli assegni familiari e le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o a ora­rio ridotto. Per compensare i sacri­fici chiesti ai lavoratori e alle loro famiglie con le riduzioni salariali, il regime predispose «una serie di servizi sociali e di possibilità ricre­ative, sportive, culturali, sanita­rie, individuali e collettive, sino al­lora sconosciute o quasi in Italia e che influenzarono largamente il loro atteggiamento verso il fasci­smo e soprattutto quello dei giova­ni che più ne usufruirono». (…) In un paese ancora povero, in cui pochissimi bambini potevano permettersi le vacanze al mare, fu provvidenziale l’istituzione delle colonie estive, i cui ospiti passaro­no da 150mila nel 1930 a 475mila nel 1934. Nel 1926, un anno dopo la sua costituzione, l’Opera nazio­nale dopolavoro contava 280mila iscritti, che un decennio più tardi erano saliti a 2 milioni 780mila, per raggiungere i 5 milioni alla vigi­lia della seconda guerra mondia­le: quasi il 20 per cento dell’intera popolazione italiana. Gli aderenti godevano di alcune forme di assi­stenza sociale integrativa oltre a quella ordinaria, della possibilità di fruire di sconti e agevolazioni e, soprattutto, di partecipare a una lunga serie di attività sportive, ri­creative e culturali.
Agli adulti la tessera del dopolavoro dava dirit­to a forti sconti su ogni tipo di sva­go: dai cinema ai teatri, dai viaggi alle balere, dagli abbonamenti ai giornali alle partite di calcio. Tut­ti, iscritti e non, avevano diritto ­se bisognosi- alla refezione scola­stica, a libri e quaderni gratuiti,al­l’accesso a colonie marine, ai cam­peggi estivi e invernali, all’assi­stenza nei centri antitubercolari. (…) Rexford Tugwell, l’uomo più di sinistra dell’amministrazione americana, pur collocandosi ideo­logicamente agli antipodi del fa­scismo, riconosceva che il regime stava ricostruendo l’Italia «mate­rialmente e in modo sistematico. Mussolini ha senza dubbio gli stes­si oppositori di Roosevelt, ma con­trolla la stampa e così costoro non possono strillare le loro fandonie tutti i giorni. Governa un paese compatto e disciplinato, anche se con risorse insufficienti. Almeno in superficie, sembra aver com­piuto un enorme progresso. Il fa­scismo è la macchina sociale più scorrevole e netta, la più efficiente che io abbia mai visto. E ne sono in­vidioso».

giovedì 29 agosto 2013

Confermato: Syria - Non ci sono prove



Il Wall Street Journal ha confermato ciò che molti sospettavano, che la cosiddetta "prova" del mondo occidentale degli ultimi presunti "attacchi chimici" in Siria, puntando il dito  sul governo siriano sono invenzioni diffuse dalle agenzie di intelligence Occidentali. Il Wall Street Journal rivela che gli Stati Uniti citano i rapporti consegnati loro dal Mossad e dalla CIA, una ripetizione delle invenzioni che hanno portato alla guerra in Iraq, la guerra di Libia e utilizzati negli ultimi 3 anni per giustificare il continuo supporto di estremisti che operano all'interno e lungo i confini della Siria. L'articolo del Wall Street Journal, " Stati Uniti, gli alleati si preparano ad agire contro la Siria ", afferma:  
diplomatici arabi affermano che le note di intelligence arrivano  dai servizi di spionaggio israeliane fornite alla CIA . La nota che la CIA ha potuto verificare, ha mostrato che alcuni tipi di armi chimiche sono state spostate in anticipo per le  periferie di Damasco in cui l'attacco avrebbe avuto luogo una settimana fa.

Sia il Mossad e la CIA sono chiaramente compromessi in termini di oggettività e di legittimità. Né esiste né si prevede di fornire la prova imparziale, ma piuttosto di facilitare con tutti i mezzi necessari gli ordini del giorno egoistici, interessi e obiettivi dei rispettivi governi. Sia Israele che gli Stati Uniti, dal lontano 2007 apertamente cospirano insieme per rovesciare il governo Siriano attraverso un bagno di sangue settario accuratamente progettato, screditando completamente le rispettive agenzie di intelligence. Proprio per questo un'indagine imparziale di terze parti è stata chiesta dalla comunità internazionale e concordata dal governo siriano.




In una e-mail di Domenica, Susan Rice membro della White House National Security, l'ambasciatore Onu Samantha Power e altri alti funzionari hanno sostenuto che la missione delle Nazioni Unite è stata inutile in quanto la ricerca delle prove di armi chimiche era già sufficiente. Gli Stati Uniti hanno esortato le Nazioni Unite in privato a ritirare gli ispettori, ponendo così le basi per il presidente Barack Obama di mandare eventualmente in avanti  una risposta militare, hanno detto i funzionari.

Gli Stati Uniti quindi, non la Siria, sta tentando un insabbiamento, con invenzioni in atto da screditate, fonti dell'intelligence compromesse con la minaccia di attacchi militari imminenti che avrebbero messo in pericolo la sicurezza del gruppo degli ispettori delle Nazioni Unite al fine riuscire a concludere la loro indagine e di ritirarsi.   Il Wall Street Journal ha anche ribadito che gli Stati Uniti stanno progettando di eludere completamente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e procedere con i suoi partner unilateralmente:



... Se gli Stati Uniti hanno scelto di perseguire la via militare, sarebbe più prudente farlo con gli alleati e senza le Nazioni Unite, al fine di eludere un previsto veto russo.
Gli Stati Uniti stanno procedendo con disprezzo assoluto per il diritto internazionale,  dichiarando di non aver intenzione di fornire prove credibili delle loro accuse contro il governo siriano.


Syrialeaks: come dare la colpa ad Assad


Un titolo netto sul Daily Mail, un quotidiano da due milioni di copie in edicola e da tre milioni di utenti online al giorno: «Piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche contro la Siria e dare la colpa al regime di Assad».

Il titolo in questione risale al 29 gennaio 2013. L'edizione online del Daily Mail ha pubblicato un'interessante storia - a firma di Louise Boyle - in grado di gettare la giusta luce investigativa sui tragici attacchi col gas verificatisi in Siria sette mesi dopo, ad agosto 2013.
Ogni tanto, la grande stampa riporta qualche fatto importante che suona totalmente diverso dal racconto di fondo, ma quando questo avviene è un fuoco di paglia che viene subito estinto.
Naturalmente, pochi giorni dopo la pubblicazione, l'articolo era già sparito dagli archivi online del giornale, ma per fortuna non è così facile fare sparire l'informazione da internet una volta che vi abbia fatto capolino. Pertanto siamo in grado di riproporvi l'articolo ed esporre qui i tratti salienti.
Lo scrittore Roberto Quaglia parla di «Legge delle Prime Ventiquattrore. Nell'epoca dei mass media informazioni reali e significative vengono occasionalmente riferite al pubblico da giornalisti in buona fede durante le prime ore che seguono un evento. Poi una invisibile catena di comando evidentemente si attiva e le notizie vere, ma scomode, scompaiono in fretta e per sempre dal proscenio dei media. Solo le notizie comode - non importa se vere o se false - rimangono in circolazione. Per capire il mondo diventa quindi particolarmente interessante soffermarsi proprio sulle notizie soppresse.» Anche per il pezzo di Louise Boyle, è così. Fortuna che c'è Webarchive.
Il sottotitolo dell'articolo della Boyle recita così:
«E-mail trapelate da un fornitore della difesa trattano di armi chimiche dicendo che 'l'idea è approvata da Washington'.»
Parte il racconto:
«Secondo Infowars.com, la e-mail del 25 dicembre è stata inviata dal direttore dell'area di sviluppo degli affari della Britam, David Goulding, al fondatore della società, Philip Doughty.
Vi si legge: "Phil ... Abbiamo una nuova offerta. Si tratta di nuovo della Siria. I Qatarioti propongono un affare interessante e giuro che l'idea è approvata da Washington.
Dovremmo consegnare dell'armamento chimico (CW nell'originale, NdT) a Homs, una g-shell (bomba a gas, Ndt) di origine sovietica proveniente dalla Libia simile a quelle che Assad dovrebbe avere.
Vogliono farci dispiegare il nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e realizzare una registrazione video.
Francamente, non credo che sia una buona idea, ma le somme proposte sono enormi. Qual è la tua opinione?
Cordiali saluti, David."»
Come interpretare il messaggio? Nell'articolo si riassume così: «L'e-mail sarebbe stata inviata da un alto ufficiale a un appaltatore della Difesa britannica in merito a un attacco chimico "approvato da Washington" in Siria, da poter attribuire al regime di Assad.»
Insomma, il classico casus belli da scatenare con un atto spregevole "sotto falsa bandiera", da attribuire al nemico. Una cosa impensabile per la stampa allineata, ma ben presente ai piani alti della pianificazione bellica. Abbiamo visto ad esempio con quanto candore uno dei frequentatori di questi piani alti, Patrick Lyell Clawson, dichiarava la necessità di un simile pretesto, in quel caso per attaccare l'Iran:
«Francamente, penso che sia molto difficile dare inizio ad una crisi. E faccio molta fatica a vedere come il presidente degli Stati Uniti possa davvero portarci in guerra contro l'Iran. Questo mi porta a concludere che se non si troverà un compromesso, il modo tradizionale con cui l'America entra in guerra sarebbe nel miglior interesse degli Stati Uniti.» Ossia con un casus belli generato da una provocazione. «Stiamo giocando una partita coperta con gli iraniani, e potremmo anche diventare più cattivi nel farlo», concludeva il falco di Washington.
Non sempre il potere si rivela in un modo così sfrontato ed esplicito. Nell'epoca di Wikileaks e di Edward Snowden le rivelazioni passano più spesso attraverso canali elettronici e contro il volere del governo. L'aricolo del Daily Mail precisava che «le e-mail sono state diffuse da un hacker malese che ha anche ottenuto i curricula degli alti dirigenti e le copie dei passaporti attraverso un server aziendale non protetto, secondo quanto riferito da Cyber War News.»
E per far capire quanto i ribelli siriani alleati degli USA e del Qatar potessero essere spregiudicati (oltre che ben addestrati) nell'uso di armi chimiche, l'articolo incorporava anche un video nel quale questi provavano gli effetti delle armi chimiche sui conigli. Il video mostra immagini particolarmente crude, attenzione:
http://www.youtube.com/watch?v=em2PoWYynsc
È quantomeno curioso, per non dire di peggio, che oggi la grande stampa non ritorni sulla notizia del quotidiano londinese per approfondirla. Invece succede che tutto venga stravolto dai tamburi della propaganda bellica.
Le pagine online del 28 e 29 agosto 2013 di tutti i principali quotidiani italiani, ad esempio, titolano che "la Siria minaccia di colpire l'Europa con le armi chimiche", distorcendo in totale malafede una frase di un politico siriano che diceva tutt'altro. Il viceministro degli Esteri Faisal Maqdad criticava infatti i paesi che hanno aiutato «i terroristi» (ossia i ribelli jihadisti) ad usare le armi chimiche in Siria, ammonendo sul fatto che gli stessi gruppi nemici di Damasco «le useranno presto contro il popolo d'Europa». Tradotto: attenta Europa, ti stai allevando da sola le serpi in seno. La frase era correttamente riportata in mezzo all'articolo. Ma il lettore osservi qual è invece la cornice scelta da la Repubblica e da La Stampa (e tutti gli altri, compreso Il Fatto Quotidiano, fanno lo stesso):
La Stampa attribuisce addirittura la frase ad Assad (giusto per fabbricare l'ennesimo Hitler da strapazzare). Proprio Assad, in un'intervista a un giornale russo ignorata dalle redazioni italiane, due giorni prima dichiarava: «A quei politici vorrei spiegare che il terrorismo non è una carta vincente che si possa estrarre e utilizzare in qualsiasi momento si voglia, per poi riporla in tasca come se niente fosse. Il terrorismo, come uno scorpione, può pungerti inaspettatamente in qualsiasi momento. Non si può essere per il terrorismo in Siria e contro di esso in Mali.»
Basta poco per capire che i giornali italiani danno una copertura della crisi siriana totalmente manipolata e inattendibile. In Italia è ormai impensabile che un giornalista mainstream possa produrre un'articolo controcorrente come quello del Daily Mail.
Ancora oggi, quel giornale britannico, pur in mezzo a omissioni e distorsioni, in uno dei suoi più recenti articoli manifesta comunque il sospetto fortissimo che l'attacco chimico non sia opera di chi vorrebbero farci credere i governi.
A Londra i giornali vogliono ancora vendere qualche copia fra chi non si accontenta della propaganda. Da noi i giornali non fanno nemmeno il minimo sindacale per essere comprati. E il lettore si trova in guerra senza nemmeno sapere perché.

Gli esseri umani controllati a distanza tramite Internet ormai una realtà



Ogni giorno sembra portare nuove rivelazioni nel settore delle neuroscienze . Il progetto BRAIN di Obama  sembra essere arrivato alla conclusione.


Proprio nell'ultimo mese è stato appreso che gli scienziati hanno lavorato su "polvere neurale" per creare un percorso telecomandato verso il cervello, e che questi ultimi  hanno avuto successo impiantando falsi ricordi nei topi . Questo è stato osservato da un esperimento di Harvard che ha permesso ad un essere umano di controllare in maniera remota un mouse solamente con il pensiero.

E così il livello successivo è già stato raggiunto: gli esseri umani telecomandati ... tramite Internet.

Recentemente è stato documentato il rilascio di un programma di controllo mentale DARPA segreto presso l'Arizona State University. Parte di questa ricerca è stata focalizzata in particolare sul tentativo di replicare attraverso il linguaggio gli stessi risultati ottenuti con la stimolazione magnetica transcranica, che è un modo di controllare direttamente i movimenti, la parola, e la percezione della realtà attraverso onde elettromagnetiche finalizzate alla corteccia cerebrale.  Chiaramente c'è la volontà di continuare le ricerche, ma finora, la possibilità di controllare a distanza un oggetto da una distanza con la mente da sola è stata limitata a video games , droni , e il mouse di cui sopra. Tuttavia, come si può vedere nel video qui sotto, è stato stabilito un collegamento remoto da uomo a uomo. Un ricercatore è stato in grado di controllare i movimenti della mano di una persona tramite  la "rete di cervelli" in un edificio completamente diverso:






Come è tipico, i ricercatori stanno minimizzando la tecnologia  sottolineando che questo tipo di stimolazione è possibile solo attraverso partecipanti consenzienti. Con le nanotecnologie come quella usata in polvere neurale, una via può facilmente essere aperta in modo non invasivo (o nascosto), e il controllo può essere realizzato in modalità wireless. Julie Beal ha ipotizzato che forse questo tipo di controllo senza fili sopra il cervello di un altro essere umano ha contribuito alle strane "cortocircuiti" che sono stati visti in molti giornalisti .  Ciò che una volta era la più pazza delle cospirazioni è ormai entrata nel ciclo delle notizie quotidiane. E c'è di più:

"Internet è stato un modo per collegare i computer, e ora può essere un modo per collegare il cervello", ha detto il ricercatore Andrea Stocco, assistente professore di psicologia presso l'Università di Washington  osservando che il suo studio ha gestito "un flusso unidirezionale di informazioni."
"Il prossimo passo è avere una più equa conversazione bidirezionale direttamente tra i due cervelli".

Il futuro è adesso, tutto ciò che rimane da risolvere è se le considerazioni etiche si evolveranno con la tecnologia, o saranno semplicemente ignorate del tutto.

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