Debito

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lunedì 24 marzo 2014

IMPARARE DAL PASSATO? MAGARI!

Un po' di storia
Una ricostruzione storica dei fatti e opinioni del periodo dell'Italia nello SME, la fuoriuscita, gli effetti.
"GENTE CHE SCIENTEMENTE VI HA DISOCCUPATO"

mercoledì 12 marzo 2014

Il piano segreto per uscire dall’euro




Per gentile concessione, pubblichiamo stralci di «Non vale una lira. Euro, sprechi, follie: così l’Europa ci affama» (Mondadori, 166 pagine, 17 euro), il libro di Mario Giordano in vendita da oggi. Il testo è diviso in tre parti: «Perché bisogna uscire dall’euro», «Perché il sogno europeo è già finito» e «Perché questa Europa non ci piace». Lo stralcio che offriamo ai lettori di «Libero» è tratto dalla prima parte: al capitolo «E intanto le banche si preparano al “collasso”» il nostro editorialista rivela alcuni report redatti dai più importanti istituti finanziari italiani e non che teorizzano apertamente uno scenario di break-up dell’eurozona. Perché, si chiede l’autore, queste ipotesi non informano anche il dibattito politico e l’opinione pubblica, chiusa in dogmi e reciproci estremismi?

martedì 11 marzo 2014

Grazie a Magdi Cristiano Allam ora FdI lotta per la sovranità monetaria


Fratelli d'Italia esce dal congresso di Fiuggi rompendo gli indugi. Nel programma del partito entrano l'uscita dall'euro ed il ritorno alla sovranità nazionale, senza ma e senza se.Lo annuncia, con orgoglio, l'eurodeputato Magdi Cristiano Allam, che dell'uscita dall'euro ha fatto il suo cavallo di battaglia ormai da diversi anni, e che sarà candidato alle prossime europee proprio nelle fila di Fratelli d'Italia. Nei mesi scorsi ricordiamo il convegno, organizzato da Magdi nella sede dell'europarlamento, insieme ai professori Euroscettici Rinaldi, Borghi e Bagnai: "Morire per l'euro?"

giovedì 6 marzo 2014

Giulietto Chiesa: Renzi lo hanno voluto gli Stati Uniti per vendere l'Italia


"È tutto spettacolo". Così Giulietto Chiesa, giornalista e politico storicamente di sinistra, commenta l'operazione Renzi, spinto a Palazzo Chigi dalla mano degli States per rispondere agli interessi di Wall Street e per amicarsi Italia, preziosa pedina, nello scacchiere che vede contrapposti gli Usa alla Germania della Merkel.
"Io credo che Renzi sia la persona più adatta per fare una politica filoamericana. D'altronde lo ha rivelato lui stesso quando si è paragonato a Tony Blair, che è stato un servo degli Stati Uniti" continua Chiesa.

Vita da cane di una vacca Nestlè (video shock)

Prendere a parolacce una mucca mentre viene bastonata e frustata fino a farle uscire il sangue. Prenderla a calci per farla alzare. Appenderle una catena al collo e farla trascinare via da un trattore perché non ce la fa più a camminare. Questa è tortura. Questa è la routine in molti allevamenti industriali. Questa è solo l’ultima denuncia documentata da Mercy For Animals (Mfa).




Prendere a parolacce una mucca mentre viene bastonata e frustata fino a farle uscire il sangue. Prenderla a calci per farla alzare. Appenderle una catena al collo e farla trascinare via da un trattore perché non ce la fa più a camminare. Questa è tortura. Questa è la routine in molti allevamenti industriali. Questa è solo l’ultima denuncia documentata da Mercy For Animals (Mfa).

mercoledì 5 marzo 2014

I Rothschild e il Vaticano


VATICANdenaro
Il Vaticano è il principale potere finanziario , in cui, nel 1824, la Casa di Rothschild è stata nominata l’unico agente fiscale di tutto l’impero del Vaticano. . . . E dal 1824, la Casa di Rothschild ha praticamente gestito il Vaticano. . . . I Rothschild controllano tutti i loro soldi “-. Eustace Mullins
Si noterà che i Rothschild, il cui mandato chiave è continuare a lavorare in segreto (“segreto” il cui significato letterale della parola deriva da “occulto”), mantenere la liste dei nome dalla “La maggior parte persone ricche del mondo” . Questo è il potere.
“Numerosi ricercatori ritengono erroneamente che gli Illuminati siano stati fondati dai Protestanti per abbattere il potere del Vaticano. Credono inoltre che il potete ebraico si celasse alle spalle degli Illuminati per tale ragione. I rapporti segreti tra l’élite ebraica e la Chiesa Cattolica sono sempre stati profondamente radicati”. In numerosi libri scritti a proposito delle società segrete, ad opera di personaggi che ritengono, in effetti, che si trattasse di gruppi antagonisti.

mercoledì 19 febbraio 2014

Debito pubblico, chi lo crea stampando moneta e chi lo paga con le tasse


Incredibile articolo del Fatto Quotidiano


Nel 2014 diventerà operativo il fiscal compact, per chi voglia rinfrescarsi la memoria ecco la definizione che riporta Wikipedia:

“Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, conosciuto anche con l’anglicismo Fiscal compact (letteralmente riduzione fiscale), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea, entrato in vigore il 1º gennaio 2013.”
L’accordo contiene le regole d’oro della gestione fiscale degli stati membri, tra queste c’è l’impegno del nostro paese a ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil al 60 per cento attraverso una maxi manovra finanziaria all’anno per i prossimi 20 anni, la prima avverrà quest’anno. Dato che al momento questo rapporto supera il 132 per cento (equivalente a 2080 miliardi di euro circa) bisogna ridurlo di almeno 900 miliardi di euro, il che equivale a circa 45 miliardi l’anno per due decadi. Per chi voglia cifre aggiornate al nano secondo sul debito pubblico qui trovate dove il conteggio avviene in tempo reale. 

giovedì 9 gennaio 2014

Portogallo, il governo decide il “prelievo forzoso” su tutte le pensioni

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-di Marietto Cernaez -
Si comincia, l’apripista lo fa un paese dei PIIGS, di quelli i cui conti sono traballanti da un po’ e che la Troika tiene sotto’occhio. il Portogallo. Il governo lusitano, infatti, effettuerà un prelievo forzoso dalle pensioni – private e pubbliche – per colmare il deficit di bilancio causato dalla bocciatura della Corte Costituzionale dei tagli delle pensioni dei funzionari pubblici, decisione giunta poco tempo fa.

sabato 4 gennaio 2014

sabato 30 novembre 2013

CACCIATA UE-BCE-FMI, L'UNGHERIA RINASCE: TAGLIO COSTO LUCE GAS ACQUA DEL 20% TICKET BUS DEL 10% IVA RIDOTTA DA 27% A 5%


L'Ungheria continua la sua politica di abbassamanento delle tasse e delle tariffe. I giornali e i vari talk show italiani continuano a ignorare la rivoluzione economica che sta avvenendo in Ungheria perche' si vuole tenere il popolo nell'ignoranza onde evitare che un numero sempre crescente di persone inizi a opporsi alle misure lacrime e sangue varate da questo governo per conto dell'Unione Europea.

Per chi non ne fosse a corrente (e purtroppo sono ancora tantissimi) il governo magiaro alcuni mesi fa ha deciso di ripagare con due anni di anticipo il debito contratto col Fondo Monetario Internazionale allo scopo di non subire piu' pressioni ricattatorie da parte dei suoi ispettori.

giovedì 14 novembre 2013

RIVOLUZIONE SI PARTE. SEI ITALIANO? SEI STANCO DEI SOPRUSI?

RIVOLUZIONE SI PARTE. SEI ITALIANO? SEI STANCO DEI SOPRUSI? ALLORA LEGGI, CONDIVIDI E AGISCI.

«Il 9 dicembre bloccheremo l’Italia». I gruppi del centro-nord Italia assieme ai Forconi.
Cerea (VERONA) - 2 novembre 2013

A Cerea di Verona, nella giornata di sabato 3 novembre, si sono incontrati i rappresentanti di gruppi e movimenti che han scelto di dire basta con le chiacchiere, le lamentele e le petizioni: vogliono passare all’azione.

La data e il giorno sono stati decisi, la "dichiarazione di guerra" ad uno stato nemico del suo popolo, è stata consegnata.

"Dopo decine di incontri su tutto il territorio nazionale, ci siamo nuovamente ritrovati – raccontano i membri del coordinamento fra cui Mariano Ferro, leader dei Forconi, Danilo Calvani del Comitato Riunito Agricoltori e altri – per perfezionare e allargare un coordinamento che farà partire la ribellione".

domenica 3 novembre 2013

Monti confessa: "Stiamo distruggendo la domanda interna"


Alla fine l'ha detto. Intervistato dalla CNN, così Mario Monti : "Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale. Quindi, ci deve essere una operazione di domanda attraverso l'Europa, un'espansione della domanda". Cosa era venuto a fare l'abbiamo sempre saputo, ma forse lui non l'aveva mai detto così chiaramente. Ma come si distrugge la domanda interna? LEGGI BENE QUI:http://www.byoblu.com/post/2013/11/02...

RISE UP (doppiato italiano) by TragedyandHope & Wayseer



Tradotto da: Chiara Piccinini
Doppiato e adattato da: Mason Massy James

mercoledì 30 ottobre 2013

La Grecia rischia un colpo di stato. Ex militari contro il governo in carica


I sindacati dei militari hanno invitato presidente e governo a dimettersi esortando la creazione di un governo di unità nazionale per garantire al popolo ciò che gli spetterebbe per Costituzione. Dopo il dossier aperto sui neonazisti di Alba Dorata, crescono timori per golpe

Stato d’allerta in Grecia, dove si moltiplicano i segnali per un possibile colpo di stato, in seguito alla gravissima crisi economica che sta dilaniando il paese da ormai sei anni, causando un’impennata della povertà e tassi di disoccupazione al 27,9% (64,9% tra i giovani).
L’ultimo episodio inquietante riguarda la pubblicazione sul web di un comunicato da parte della “Confraternita degli ufficiali e dei soldati riservisti delle Forze Speciali“, il Keed, un sindacato di ex militari, che ha invitato sia il governo guidato da Antonis Samaras che il presidente Karolos Papoulias a dimettersi per dare vita a un esecutivo di unità nazionale. Il Keed ha auspicato anche la collaborazione tra l’esercito e il popolo per assicurare a quest’ultimo ciò che gli spetterebbe secondo la Costituzione, ossia lavoro, salute, istruzione, giustizia e sicurezza.
Il documento è ora all’attenzione della Corte Suprema (Areios Pagos), riunitasi alla presenza anche del Procuratore Efterpi Gkoutzamani, nella stessa sede dove da giorni sono in corso gli interrogatori di diversi esponenti di Alba Dorata, il partito neo-nazista entrato in Parlamento alle elezioni politiche del 2012.

lunedì 23 settembre 2013

UDITE UDITE! IL PROBLEMA DEGLI ITALIANI E’ CHE HANNO TROPPE BANCONOTE IN TASCA! (LE BANCHE SPINGONO PER LA “MONETA ELETTRONICA” MA NON VOGLIONO MOLLARE L’OSSO DELLE COMMISSIONI…)

L'ultimo blitz è scattato, come nella migliore tradizione, in piena estate, quando mezza italia è sotto l'ombrellone. Martedì 6 agosto due senatori del Popolo delle libertà, Cinzia Bonfrisco e Antonio D'Alì, hanno presentato un emendamento al cosiddetto decreto "del fare" per rialzare a 3.000 euro la soglia sull'utilizzo del denaro contante, che Mario Monti aveva fissato a quota mille.
EURO BANCONOTEEURO BANCONOTE
Il governo ha espresso parere contrario e la proposta è stata bocciata. Ma, c'è da scommetterci, l'argomento tornerà presto a far capolino nelle aule parlamentari, perché la massima libertà nell'uso del cash è un pallino di Silvio Berlusconi & Co. E una mano santa per il partito degli evasori fiscali più incalliti.
A fare da apripista, il 2 luglio, era stato non a caso un altro esponente del Pdl: il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, molto cara al presidente dei senatori berlusconiani, Renato Schifani. «Così com'è oggi, la soglia rappresenta una camicia di forza ai cittadini e frena la ripresa e la crescita in tutti i settori», aveva cinguettato.
Aggiungendo che la sua idea incontrava il favore del ministro, il Pd Flavio Zanonato (che pur essendo piuttosto loquace era rimasto muto come un pesce). Così aveva concluso la Vicari: «Bisogna rivedere la legge senza pregiudizi e furori ideologici (...) autorevoli studi e pubblicazioni dimostrano che sulla lotta al riciclaggio e all'evasione fiscale la riduzione della soglia di circolazione del contante non ha effetti decisivi».
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Quali tomi abbia compulsato la Vicari resta un mistero. Perché che il sommerso viva di nero e il nero si nutra di contante lo sanno anche i bambini. Tanto che un altolà era arrivato a stretto giro di posta dalla Corte dei Conti. La magistratura contabile aveva detto che il tetto all'uso del denaro liquido andava sì cambiato, ma per abbassarlo ulteriormente. «È intuibile come la gran parte delle transazioni che possono dar luogo all'occultamento dei ricavi si addensi al di sotto della soglia dei mille euro», si legge in una relazione presentata dieci giorni dopo dal presidente, Luigi Giampaolino.
carte di creditoCARTE DI CREDITO
La battaglia sull'uso del contante (che oggi, paradossalmente, è esentasse, al contrario di assegni, cambiali e conti correnti, tutti colpiti da un bollo) non è cominciata ieri. Nel 2007, un anno dopo aver vinto le elezioni, Romano Prodi ha abbassato il tetto da 12.500 a 5.000 euro. E stabilito, con il decreto Bersani-Visco, un ulteriore décalage per i soli professionisti: la soglia sarebbe dovuta scendere a 1.000 euro nel luglio 2007, a 500 un anno dopo e addirittura a 100 euro (lo stesso limite oggi in vigore in Germania) nell'estate del 2009.
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Il piano è però rimasto sulla carta. Perché a palazzo Chigi è arrivato Silvio Berlusconi. E Giulio Tremonti, l'ex superministro dell'Economia che pagava in contanti la metà dell'affitto dell'appartamento romano al suo più stretto collaboratore (e coinquilino) Mario Milanese, lesto ha ripristinato il limite dei 12.500 euro (giugno 2008).
Carte di creditoCARTE DI CREDITO
Salvo poi essere costretto dalla crisi della finanza pubblica a dare, suo malgrado, un giro di vite nella lotta all'evasione fiscale, riportandolo a 5.000 (maggio 2010) e poi a 2.500 (agosto 2011). Quindi il Cavaliere ha dovuto passare la mano a Monti, che dopo aver accarezzato l'idea di scendere a 500, ha poi invece stabilito, con l'articolo 12 del decreto "Salva Italia" (dicembre 2011), la quota attuale di mille euro.
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UN TESORO INCALCOLABILE
La partita è sempre aperta. Del resto, la posta in palio è un tesoro immenso: il sommerso. «Si tratta», come scrive con semplicità il tributarista e collaboratore del "Sole 24Ore" Ernesto Maria Ruffini nel suo "L'evasione spiegata a un evasore", «di tutte quelle attività economiche che non sono misurate dalle statistiche ufficiali: alcune intenzionalmente, come il volontariato o il lavoro domestico; altre perché nascoste, come le attività criminali o l'evasione fiscale». Quasi per definizione, quanto sia esattamente il sommerso è impossibile sapere.
Il documento conclusivo del Gruppo di lavoro su economia non osservata e flussi finanziari, guidato dall'attuale ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, nel 2011 aveva stabilito per il valore aggiunto prodotto dall'area del sommerso economico una forchetta tra il 16,3 e il 17,5 per cento del prodotto interno lordo. In soldoni, tra i 255 e i 275 miliardi di euro (dato 2008), ben nascosti nei fatturati dell'agricoltura (32,8 per cento del totale), del terziario (20,9 per cento) e dell'industria (12,4).
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I numeri di Giovannini coincidono con quelli di un rapporto dell'ufficio studi della Confcommercio ancora fresco di stampa, essendo datato luglio 2013. Nel documento si parla di un sommerso pari al 17,4 per cento, che su un Pil stimato per il 2013 a 1.563 miliardi di euro fa 272 miliardi.
Ma il professor Friedrich Schneider dell'Università di Linz, guru mondiale della materia, che misura l'economia sommersa osservando proprio l'utilizzo del denaro contante, ha diviso gli Stati dell'Ocse in tre gruppi. Mettendo l'Italia, insieme a tutti i Paesi mediterranei e al Belgio, in quello dove ciò che non risulta dalle statistiche sta tra il 20 e il 30 per cento.
Saremmo insomma come minimo al di sopra dei 300 miliardi, come del resto avvalorano stime basate su dati Eurosat, che parlano di 330 miliardi. E che a loro volta non si discostano da quelle dell'istituto di geopolitica texano Stratfor Global Intelligence: gli analisti guidati dal politologo George Friedman indicano una forchetta tra il 17 e il 21 per cento del Pil, cioè tra i 270 i 340 miliardi (dati 2012). Ma c'è chi va ancora oltre.
È il caso di uno studio del 2012 targato Eurispes ("L'Italia in nero-riflessioni sull'economia sommersa"), che si spinge a ipotizzare un nero pari a quasi 530 miliardi. Una cifra che si avvicina a quella (575 miliardi) del totale delle venti manovre economiche varate negli ultimi dodici anni dai governi di turno.
In ogni caso, chiunque abbia ragione sui conti, si tratta di una situazione del tutto fuori controllo, se solo si pensa che il fenomeno è valutato al 6,7 per cento in Gran Bretagna, al 5,3 negli Stati Uniti, al 3,9 in Francia e addirittura allo 0,3 in Norvegia. Ed è a causa del sommerso che la pressione fiscale effettiva, quella cioè che grava sui contribuenti onesti, è arrivata al 54 per cento, quasi dieci punti più in alto di quella teorica (44,6 per cento).
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ALLO SPORTELLO 343 MILIARDI
Le cifre in discussione sono dunque tali da far apparire ridicolo il balletto in corso sulla manciata di miliardi (quattro) che il governo dovrebbe racimolare per tagliare l'Imu. Il recupero (almeno in parte) del malloppo nascosto è però possibile solo se si mette un freno alla circolazione delle banconote, obbligando da un lato, e incoraggiando dall'altro, chi acquista beni e servizi a utilizzare strumenti di pagamento tracciabili. Scrive Schneider in "The shadow economy in Europe" (2013) che la rilevanza dell'economia sommersa sul prodotto interno lordo degli Stati dell'Unione europea diminuisce all'aumentare del numero di transazioni effettuate tramite carte di pagamento.
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Il che è certamente vero. Come lo è anche che il sommerso aumenta quando circolano più banconote. «Grecia e Italia sono i Paesi europei che mostrano i prelievi di contanti di importo medio più elevato (rispettivamente 250 e 175 euro) e contestualmente», nota su lavoce.info l'economista del Centro Europa Ricerche Carlo Milani, «hanno la più alta incidenza dell'economia sommersa sul Pil».
Ma sul fronte dei sistemi di pagamento l'Italia ha accumulato un ritardo drammatico. Un paper della Banca d'Italia, datato novembre 2012 e intitolato "Il costo sociale degli strumenti di pagamento", dice che da noi il contante viene usato nell'82,7 per cento delle transazioni, contro una media dell'Europa a 27 del 66,6 cento. Il ricorso alla carta di pagamento è fermo a quota 6,4 per cento (contro il 13,2 dell'Europa a 27).
Anche perché da noi di carte ce ne sono di meno: 1,2 per abitante, secondo un report di Datamonitor, contro la media Ue di 1,5, che nasconde picchi di 2,4 in Gran Bretagna e di 1,8 in Olanda e Belgio. Risultato: secondo i dati dell'Istituto per la competitività nel 2011 in Italia sono stati effettuati pagamenti con carte di credito o di debito (il Bancomat) per 122 miliardi, pari all'8 per cento del Pil.
In Francia la cifra raggiunge i 393 miliardi (19,6 per cento del Pil) e in Gran Bretagna i 578 miliardi (33,1 per cento). Un po' di italiani tiene pure la carta in tasca, ma al momento di pagare il conto preferisce tirare fuori denaro frusciante, magari su richiesta dell'esercente: i calcoli della Bce dicono che il 31 per cento dei compratori estrae un fascio di banconote anche quando deve regolare conti per importi compresi tra 200 e 1.000 euro. Se poi lo scontrino (quando c'è) è sotto i 50 euro, a pagare in contanti è il 98 per cento degli italiani, percentuale che scende solo al 93 quando la cifra è compresa tra i 50 e i 100 euro (Rapporto Ipsos, giugno 2012).
Secondo i calcoli di Bank for International Settlements, nel 2008 in Italia le operazione pro capite con carta erano ferme a quota 24,5, contro una media per l'area euro di 57 e un picco di 124,5 per la Gran Bretagna (gli Stati Uniti erano a 191,1). Poi la situazione è migliorata, ma non il divario con i grandi paesi.
Nel 2011, dice la Guardia di Finanza, l'Italia era salita a 68 operazioni cashless pro capite, ma nel frattempo l'area euro era arrivata a quota 182, la Francia a 255, la Gran Bretagna a 257 e l'Olanda addirittura sopra le 300. Lo stesso vale per i Bancomat, utilizzati molto più per prelevare contante (oltre 160 miliardi nel 2012) che per pagare i negozianti (le operazioni sui Pos, i terminali elettronici, risultano ferme a 73 miliardi). Si legge nel rapporto annuale dell'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia che nel 2011 il totale di prelievi e versamenti è ammontato a 343.356 milioni di euro.
QUINDICI MILIARDI DI BIGLIETTI
Se non fossimo in un Paese che ha un'evasione fiscale da Guinness dei primati e che risulta al venticinquesimo posto su 26 (preceduto da Messico, Slovenia e Grecia) nella classifica sulla diffusione di pagamenti irregolari e tangenti elaborata dalla Confcommercio su dati del World Economic Forum e della Banca mondiale, l'uso della moneta elettronica converrebbe a tutti. In primo luogo perché, anche se pochi ne sono consapevoli, il contante ha un costo sociale (cioè per il sistema economico nel suo complesso) molto elevato.
Bisogna infatti produrlo, trasferirlo in sicurezza e custodirlo: e non è proprio uno scherzo, se la Guardia di Finanza ha calcolato che nel 2011 circolavano sul territorio nazionale 15 miliardi di banconote, per un controvalore di 870 miliardi di euro. Secondo la Bce per il denaro l'Europa a 27 spende lo 0,46 del suo prodotto interno lordo, pari a 60 miliardi. E l'Italia, dove i biglietti di banca sono più diffusi che altrove, per palazzo Koch sborsa da sola 8 miliardi (10 in base al rapporto 2011 di Cap Gemini), lo 0,52 per cento del Pil (contro una media europea dello 0,40). Che vuol dire 133 euro pro capite (senza prendere in considerazione le rapine subite dai privati).
La moneta elettronica invece, rendendo il circuito economico più efficiente, aiuta la crescita. Uno studio del 2013 di Moody's Analytics sostiene che le carte di pagamento hanno generato a livello mondiale una maggior crescita di 983 miliardi di dollari e due milioni di posti di lavoro tra il 2008 e il 2012, dando una spinta dello 0,3 per cento alle economie mature e dello 0,8 per cento a quelle in via di sviluppo.
Restando alla sola Italia, l'Istituto per la competitività, elaborando i dati di Eurostat, della Bce e del professor Schneider, ha calcolato che se ogni italiano riducesse di 15 euro i prelievi medi che effettua al Bancomat ci sarebbe una diminuzione dell'economia sommersa in grado di garantire un maggior gettito di 9,8 miliardi.
E che se ci fossero in circolazione dieci milioni di carte in più (incremento inferiore a quello registrato tra il 2006 e il 2011) si avrebbe un calo del sommerso tale da far incassare al fisco 5 miliardi in più. Il combinato disposto dei due fattori darebbe insomma quasi quattro volte la somma necessaria a sopprimere l'Imu.
E un documento dell'Ufficio analisi economiche dell'Abi va ancora oltre: per i banchieri un aumento di dieci punti percentuali delle famiglie dotate di carta farebbe riemergere 10 miliardi. E se a dotarsi del tesserino di plastica fossero proprio tutte i nuclei familiari la cifra salirebbe a 40 miliardi.

QUELLI CHE CI MARCIANO
Chi compra usando la carta ha solo vantaggi: a partire dal fatto di non rischiare di smarrirlo o farselo rapinare (la sicurezza è il principale driver al ricorso ai pagamenti elettronici, come dice uno studio del 2012 di Hall & Partners). Se poi l'acquirente usa la carta di credito sosterrà materialmente l'esborso solo in un secondo tempo e senza pagare interessi.
Ma chi ci guadagna in maniera più consistente, come dimostra un recente studio di Edgar Dunn & Co., è l'esercente, che vende di più, risparmia sui costi di gestione del contante, ed è garantito dalle banche. I conti dicono che il valore aggiunto derivante dall'uso delle carte è pari al 7,8 per cento dell'ammontare delle transazioni effettuate con questi strumenti. Mentre il costo complessivo si ferma al 3,4 per cento. Insomma il negoziante (o il ristoratore o il parrucchiere) ha tutto da guadagnarci.

E infatti è lui a finanziare con la quota maggiore il sistema che deve garantire la remunerazione delle due banche parte del business: la sua (che trattiene una commissione) e quella del compratore, che si fa girare dalla prima una parte della commissione stessa per aver dato la sua garanzia sull'importo dovuto dall'acquirente. Se dunque l'esercente non si dota del Pos, sostenendo che il sistema è troppo caro, c'è una sola spiegazione logica: non ha alcuna intenzione di far sapere al fisco che ha incassato quella somma.
Cosa che diventa molto rischiosa se accetta un pagamento tracciabile. Il resto sono solo balle. Come quella di chi sostiene che in Italia si usano poco le carte perché la popolazione è più anziana che altrove: la Germania ha la stessa quota di ultrasessantacinquenni (il 20 per cento) e il doppio dei tesserini magnetici.
SOSTIENE IL GOVERNO
Il problema vero è dunque l'evasione fiscale. E i milioni di voti che la lotta nei suoi confronti può spostare e senza i quali non si vincono le elezioni. Un fattore che pesa, sia pure in misura molto diversa, in tutti i Paesi. E infatti i politici su questo fronte traccheggiano a ogni latitudine. In Italia il governo Monti aveva promesso di intervenire, regolamentando le commissioni bancarie a carico dei commercianti. Si era parlato di un provvedimento del ministero dell'Economia concertato con quello dello Sviluppo Economico, sentite la Banca d'Italia e l'Antitrust, che a gennaio scorso ha espresso il suo parere. Quattro paginette dove si invoca maggiore trasparenza e dunque concorrenza.
Dalla lettura del documento dell'Authority si capisce chiaramente che l'esecutivo è sceso a più miti consigli: stando alla bozza, che risale a diversi mesi fa, il decreto non interviene sulla commissione pagata dall'esercente al proprio istituto di credito, ma si limita a stabilire che non debba mai salire quella interbancaria (in genere tra lo 0,6 e lo 0,7 per cento, con punte dell'1 per cento). Una mezza pagliacciata, insomma. Per giunta sparita in qualche cassetto del nuovo governo. Né più incisiva appare l'iniziativa strombazzata nei giorni scorsi dalla Commissione europea.
A Bruxelles hanno approvato una proposta di regolamento in base alla quale scatterebbe un tetto alle commissioni interbancarie dello 0,2 per i Bancomat e dello 0,3 per le carte di credito. Uno sconto a favore della banca del commerciante, che potrebbe (e non dovrebbe: e c'è una bella differenza) trasferirlo alla tariffa applicata al suo cliente: se anche lo facesse per l'intera somma (e quando mai) si tratterebbe di una limatura della commissione di mezzo punto percentuale.
Nel caso italiano, significherebbe offrire uno sconto dello 0,5 per cento a un gioielliere, per esempio, che se invece si fa pagare in contanti e non mette gli importi nella sua dichiarazione dei redditi risparmia il 23 per cento sui primi 15 mila euro e il 27 sui successivi 3 mila (in media la categoria sta, scandalosamente, a quota 18 mila). Da ridere, insomma.
In realtà, una soluzione semplice ci sarebbe. L'hanno sperimentata, all'inizio degli anni Duemila, nella Corea del Sud. Dove prima hanno imposto un tetto al contante equivalente a 42 dollari. Poi hanno concesso ai titolari di carta che la utilizzavano per gli acquisti e si prendevano la briga di conservare la ricevuta uno sconto fiscale (che per giunta garantiva la partecipazione a una lotteria) fino a un massimo di 4.200 dollari l'anno o del 20 per cento del reddito. E ribassato del 2 per cento l'Iva ai commercianti che dimostravano di aver incassato tramite Pos. Ha funzionato.
Algebris Investments ha studiato il caso. E sulla base di dati della Myongji University si è presa la briga di calcolare che quelle semplici misure hanno ridotto il sommerso di cinque punti in percentuale sul Pil. Da noi vorrebbe dire recuperare d'un colpo 20 miliardi di gettito fiscale.
Insomma, fare si potrebbe fare. Ma siamo in Italia. I governi si baloccano solo con ipotesi che non stanno in piedi. E, soprattutto, non fanno un baffo agli evasori.

mercoledì 10 luglio 2013

Santo o Attore?


1. DOPO LAMPEDUSA-TOUR: “ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DI UN ALTRO MILIARDARIO SCALZO?” - 2. SUL WEB LA TEORIA CHE ACCUSA IL PAPA DI VOLER FARE UNA GRANDE OPERAZIONE DI MARKETING ALLA CHIESA PER RIACQUISTARE CREDIBILITÀ DOPO I TANTI SCANDALI - 3. VICE.COM: “IL VATICANO, LA MULTINAZIONALE PIÙ ANTICA DEL MONDO, NOTA AI PIÙ PER I SUOI MARCHI REGISTRATI COME CRISTO™, CROCE™ E SUDARIO™ E PER ESSERE STATA LA PRIMA ONG GLOBALE IN GRADO DI COMPETERE E DI ESSERE NECESSARIA AL POTERE POLITICO, QUESTE COSE LE SA DA SEMPRE. FANNO PARTE DEL SUO KNOW HOW INDUSTRIALE DA BEN PRIMA CHE LA NIKE INVENTASSE LO SPORT O MC DONALD'S I CLOWN” - 4. ‘’DA QUI LA DECISIONE DI PREPENSIONARE RATZINGER, UN PAPA EMPATICO COME CHARLES MANSON, E SOSTITUIRLO CON BERGOGLIO, L’UOMO DEL POPOLO, PERCHÉ IN ARGENTINA ERA SOLITO SPOSTARSI IN METROPOLITANA, CHE COME TUTTI SANNO È UNA SOLIDA MOTIVAZIONE PER DIVENTARE L’INFALLIBILE EMISSARIO DI CRISTO SUL PIANETA TERRA”

Quit The Doner per "www.vice.com"
VFVF
Una cosa su cui il potere può fare da sempre affidamento è la capacità delle persone di sforzarsi per ritenerlo buono nonostante ogni evidenza contraria.
papa BIGPAPA BIG
È un principio di economia delle risorse: se ti accorgi che il potere non è buono allora devi fare qualcosa, protestare, compiere scelte di vita che ti esporranno all'ostracismo del corpo sociale, forse anche mettere a rischio la tua stessa incolumità, tutte cose che prendono un sacco di tempo e allora tanto valeva non fare l'abbonamento a SKY che già così lo guardi poco.
PAPA A COLAZIONEPAPA A COLAZIONE
Il Vaticano, la multinazionale più antica del mondo, nota ai più per i suoi marchi registrati come CristoTM, CroceTM e SudarioTM e per essere stata la prima ONG globale in grado di competere e di essere necessaria al potere politico, queste cose le sa da sempre. Fanno parte del suo know how industriale da ben prima che la Nike inventasse lo sport o Mc Donald's i clown.
mica sono mortokMICA SONO MORTOK
Allo stesso modo il Vaticano sa bene che quando le quote di mercato diminuiscono (vedi il comparto Sud America dove i biscotti Teologia della Liberazione rubano clienti ai Biscotti Sacra Romana Chiesa) e hai difficoltà a reperire nuovo personale (pare infatti che "Prendi i voti, non scoperai mai più" non funzioni granché come slogan), non puoi fare affidamento solo sulla propensione dell'essere umano alla schiavitù mentale e devi venire incontro al mercato, ripensare la comunicazione, dare al popolo i simboli che il popolo vuole.
de c f d a cf cDE C F D A CF C
In due parole il brand Chiesa Cattolica, impossibilitato dalla situazione geopolitica a riportare in voga la santa inquisizione per costringere gli stronzi ad amarlo, si è trovato suo malgrado nella scomoda posizione di doversi fare boccalone-friendly. Il buon vecchio "Sono uno di voi fratelli," "Ehi Papa ma io ho l'herpes genitale," "Ok, sono quasi come voi fratelli." Da qui la decisione di prepensionare Ratzinger, un Papa empatico come Charles Manson, e sostituirlo con Bergoglio, l'uomo del popolo, perché in Argentina era solito spostarsi in metropolitana, che come tutti sanno è una solida motivazione per diventare l'infallibile emissario di Cristo sul pianeta terra.
LOTITO E PALLOTTA CON LE MAGLIETTE PER PAPA FRANCESCOLOTITO E PALLOTTA CON LE MAGLIETTE PER PAPA FRANCESCO
Una narrazione, la sua, costruita perfettamente sin dall'inizio, quando ai giornali raccontava: "Sono venuto a Roma-ha confessato Bergoglio divenuto Francesco-solo con pochi vestiti, li lavavo di notte, e all'improvviso questo... ma se io non avevo alcuna possibilità. Nelle scommesse di Londra stavo al quarantaquattresimo posto, immaginatevi. Chi ha scommesso su di me ha guadagnato moltissimo denaro..."
Come ogni leader che vuole caratterizzarsi come sovrumano Bergoglio la notte non dorme, ma al contrario di altri leader passati figli delle narrazioni di abbondanza non fa i festini. In omaggio all'austerity "lava i suoi pochi vestiti."
Il capolavoro però è il rammaricarsi di come grazie alla sua vittoria qualche scommettitore abbia guadagnato "moltissimo denaro". Sei appena stato messo a capo di una delle più grandi aziende del mondo, che secondo stime prudenziali ha solo in immobili un patrimonio di 2mila miliardi di euro, è davvero un disastro che qualcuno abbia guadagnato 100 sterline sulla tua nomina. Questa notte Gesù piangerà.
LA STATUA DI PAPA FRANCESCO A BUENOS AIRESLA STATUA DI PAPA FRANCESCO A BUENOS AIRES
Sin dal suo insediamento Bergoglio non ha fatto altro che segnare gol a porta vuota di fronte alla fame di pauperismo dell'opinione pubblica.
È difficilissimo trovare report esaustivi sul patrimonio mondiale del Vaticano, ma i media sono inondati di articoli sulle dimostrazioni di povertà di Bergoglio. Fiumi di caratteri sono stati spesi sui giornali per lodare la sobrietà del nuovo Papa, informandoci dei suoi spostamenti in autobus con gli altri prelati, raggiungendo apici di orgasmo giornalistico come questo:
È fantastico sapere che il proprietario del 20 percento del patrimonio immobiliare italiano prende il caffè alla macchinetta, questo mi fa sentire più garantito e speranzoso mentre verso l'affitto alle suore carmelitane scalze della povertà appestata di Santa Maria della miseria gioiosa.
papa c b bee fa fb ea c dPAPA C B BEE FA FB EA C D
Millenni di civilizzazione, l'umanesimo, il rinascimento, l'illuminismo e il blog di Beppe Grillo hanno portato ad affrontare una crisi che sta impoverendo la società e distruggendo le conquiste sociali con una sola regola aurea: non importa cosa fate e quanto ricchi siete se in pubblico avete l'accortezza di indossare vestiti del mercato.
"È una questione di morale" è l'obiezione standard. Certo, ma chissà perché è sempre morale dell'apparenza.
Pochi giorni fa il Vaticano è finito nelle aperture dei giornali di tutto il mondo per l'ennesimo scandalo dello Ior. Questa volta si tratta delle vicende di monsignor Scarano (detto Mr 500 per il suo amore per le banconote viola), accusato assieme a un broker ed ex agente dei servizi italiani di aver portato in Italia con un aereo 20 milioni di euro dalla Svizzera.
papabimbo extraPAPABIMBO EXTRA
Le intercettazioni riportate dal Corriere della sera ricordano il fumetto di Andrea Pazienza in cui Pertini telefona a De Michelis per digli che gli serve del fumo:
"Scarano: Riesci a portare 20/25 libri?
Zito: Quelli sicuri.
Scarano: Già quello è un buon traguardo, hai capito? Perché ci consente di fare un sacco di cose per noi.
Zito: Quello mi ha chiesto di portarne il doppio, 40!"
Poco dopo, con straordinario tempismo, il Papa si ricorda del dramma degli immigrati e dice che gli piacerebbe fare un giretto a Lampedusa e lanciare una corona in acqua. Purtroppo non può fare di più. Vorrebbe proprio, ma non ha i mezzi.
Tutti i media italiani si eccitano e prenotano per i loro giornalisti voli per l'isola siciliana. Bergoglio ovviamente vorrebbe andare con un volo di linea, ma subito gli fanno sapere che non si può fare e deve usare per forza uno dei Falcon dello stato italiano. Quando si dice la sfiga.
PAPA A COLAZIONEPAPA A COLAZIONE
Il Papa ha fatto la messa e la sua celebrazione, poi ha scorrazzato per l'isola a bordo di una vecchia Fiat campagnola. A un certo punto, durante la mattinata, come in un libro di Benni è spuntato in favore di telecamera un barcone con sopra 160 immigrati.
"Il Papa? Non ne sapevamo niente ma ci fa piacere," avrebbe detto uno di loro. Si vede che avevano caricato a bordo dell'acqua al posto degli ipad per seguire la diretta della visita papale sul corriere.it. I soliti musulmani.
papa profughi adnPAPA PROFUGHI ADN
Ognuno di noi ha almeno un amico che va in solluchero di fronte alle dimostrazioni di povertà di Bergoglio. In genere è lo stesso che riteneva Monti "un tecnico sobrio", Berlusconi un "bravo imprenditore" e D'alema "un abile statista".
LAMPEDUSALAMPEDUSA
"Non ho seguito molto ma mi sembra simpatico," è Il genere di commento che mi fa pensare a un futuro in cui le grandi aziende se fossero furbe potrebbero sostituire i leader politici con dei gattini tenerosi. Probabilmente ci stanno già pensando. Sarebbe la soluzione ideale perché i gatti sono già scalzi e non sopportano gli aspirapolveri, quindi difficilmente viaggerebbero in mezzi impopolari come gli elicotteri o gli hovercraft.
papa francesco bergoglio a lampedusaPAPA FRANCESCO BERGOGLIO A LAMPEDUSA
Al di là dei siparietti pubblicitari in stile Lampedusa, l'unico metro sensato per giudicare l'operato del Ceo della multinazionale la cui prima commodity è la Promessa di Salvezza Ultraterrena è osservare come si muoverà rispetto allo Ior, il cuore finanziario del suo business.
PAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSAPAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSA
Lo scorso anno il Vaticano era entrato nel mirino del Dipartimento di Stato americano, che l'aveva inserito nella sua blacklist per il riciclaggio di denaro, vertenza che si è risolta di recente con un accordo bilaterale.
Sempre recentemente sono saltate due teste importanti all'interno dello Ior, quelle del direttore Paolo Cipriani e del vice-direttore Massimo Tulli, e alcuni retroscena parlano di una riforma in atto negli ambienti finanziari del Vaticano.
papa francesco bergoglio incontra i fedeli a lampedusaPAPA FRANCESCO BERGOGLIO INCONTRA I FEDELI A LAMPEDUSA
Al di là dei facili entusiasmi di cui parlavo in apertura l'opzione più realistica è che si tratti più di uno spoil system che di una rivoluzione. La Chiesa è un potere mondiale e come tale non non può permettersi di rinunciare al suo cuore finanziario; al tempo stesso è un'istituzione che esiste da due millenni e se sei sopravvissuto tutto questo tempo significa che un paio di cosette le hai imparate.
PAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSAPAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSA
Tutti sanno che laddove ne ha avuto la possibilità la Chiesa Cattolica non ha mai fatto prigionieri (i due pesi e due misure cattolici: difesa della minoranza finché si è in minoranza, dittatura della maggioranza anche sanguinaria quando sei in maggioranza). Molti di meno però conoscono la sua abilità nell'esercitare i "sincretismi", ovvero la capacità dimostrata storicamente di inglobare aspetti e riti di altri culti per avere la meglio su un territorio e su un popolo.
PAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSAPAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSA
In questo senso la chiesa di Bergoglio è una Chiesa pienamente contemporanea, che durante l'era del dominio delle multinazionali e del libero mercato ha appreso in pieno l'importanza della comunicazione declinandola su messaggi di grande efficacia, riattualizzando così pienamente la lezione di Wojtyla.
Una strategia di marketing in grado di fornire quella credibilità necessaria a pararsi le spalle durante i tentativi di riforma interni.
PAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSAPAPA BERGOGLIO A LAMPEDUSA
Quello che sta accadendo quindi è un cambio all'interno delle stanze vaticane che punti a un riassetto di potere in grado di rendere la Chiesa più efficiente e potente di prima. Se così non fosse e Bergoglio fosse arrivato fino lì per un bug del sistema ci sarà sempre una tazza di tè corretto ad aspettarlo, questo perché finché esisterà l'uomo esisterà la paura della morte, un business troppo grosso perché qualcuno non provi a usarla per dirvi cosa dovete fare della vostra vita.

martedì 25 giugno 2013

Minacce a Paolo Barnard: temo che vogliano farmi fuori

«Temo che vogliano “farmi fuori”». Firmato: Paolo Barnard, paladino della sovranità monetaria come liberazione dall’euro-schiavitù organizzata della super-casta finanziaria mondiale. «Statemi vicino», raccomanda ai lettori del suo seguitissimo blog il 24 giugno 2013. L’ex giornalista televisivo, già collaboratore di Santoro e poi a fianco di Milena Gabanelli dalla fondazione di “Report”, fino all’“esilio” dalla Rai proprio a causa delle sue scomode inchieste sullo strapotere occulto delle lobby che condizionano i legislatori italiani ed europei, ora si sente minacciato: teme addirittura di rimanere vittima di una montatura, organizzata per screditarlo. Movente, sempre il solito: il fastidio che il reporter bolognese procura ai “grandi manovratori”. E, di recente, il grande successo di pubblico del tour, con tappe in tutta Italia, organizzato con l’economista americano Warren Mosler per denunciare l’euro e spiegare come uscire dalla crisi tornando alla sovranità monetaria, secondo la “teoria della moneta moderna” che assegna allo Stato il potere di salvare l’economia, mettendo fine all’austerity grazie all’emissione di denaro.
«Di recente – scrive Barnard nel suo appello ai lettori – una sedicente sorella della presunta leader dell’Opus Dei di Milano si è messa a spargere fango su Paolo Barnard di me in modo virulento e disgustoso». Questa persona, aggiunge il giornalista-attivista, «promette di pubblicare a luglio prove sconvolgenti, con tanto di nomi e foto, di una mia presunta disonestà morale», al punto da costringerlo – sostiene – ad «emigrare dalla vergogna». Un “avvertimento” che, a quanto pare, Barnard prende seriamente: «Si tratta di una persona credibile sulle sue vicinanze all’Opus Dei, poiché in passato mi passò diverse informazioni riservate, cui un cittadino normale non ha accesso». Esplicita la reazione dell’ex inviato di “Report”: «Questi topi di fogna non hanno nulla contro di me, nulla, impossibile. Io sono pulito. Ed è qui che temo che abbiano fabbricato qualcosa per “farmi fuori”». E quindi: «Qualsiasi cosa mi accada, come un’accusa di stupro, come una busta di coca in casa, sapete adesso da dove arriva».
Secondo Barnard, la Me-Mmt «è diventata troppo dilagante e non la tollerano più». Sotto accusa, la Modern Money Theory aggiornata da Warren Mosler: una dottrina, la “Mosler Economics”, che spiazza i sacerdoti del rigore, sostenendo l’assoluta praticabilità del ritorno alla sovranità monetaria, indispensabile per uscire immediatamente dal tunnel dellacrisi, grazie all’immissione di denaro sotto forma di stipendi, riattivando in tal modo il circuito dei consumi. E’ esattamente il contrario della deflazione imposta dall’Europa, il cui vertice – Bce e Commissione Europea – risponde all’élite mondiale delle multinazionali, interessate a produrre crisi per depredare interi paesi con le privatizzazioni e far crollare a livello schiavistico il costo del lavoro. Un piano di stampo golpista, neo-feudale, che Barnard ha illustrato – primo in Italia – nel saggio “Il più grande crimine”, arrivando persino a denunciare per “attentato alla Costituzione” il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’indomani dell’incarico Fassina: in contatto con Barnard per l'Aquiladi governo affidato a Mario Monti, emissario di poteri forti come il Bilderberg, la Trilaterale e la Goldman Sachs.
Negli ultimi anni, Barnard ha dato vita a un prestigioso gruppo di lavoro formato da economisti democratici di scuola keynesiana: accanto a Mosler, il francese Alain Parguez – già collaboratore di Mitterrand (di cui poi denunciò gli abusi di potere) – e gli statunitensi Stephanie Kelton, Mathew Forstater, Marshall Auerback, Michael Hudson e William Black. Migliaia di partecipanti, a meeting come quello di Rimini, totalmente oscurati dai media. Nella primavera 2013, il tour sulla Modern Money Theory ha riempito parecchie sale italiane. Capitolo a parte, il dialogo a distanza col sindaco Massimo Cialente su come finanziare la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto: dibattito che ha indotto il viceministro Stefano Fassina a convocare a Roma sia Mosler che Barnard, a colloquio con il capo della sua segreteria, Massimo D’Antoni. Poco dopo, l’sos lanciato dal giornalista-attivista su quella che ritiene sia una seria minaccia. «Avviso chiunque mi legge che questo sta accadendo», scrive. «Preparatevi a qualsiasi cosa». E ribadisce: «Io sono pulito, pulito. E’ l’unica cosa che ho».

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