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sabato 22 marzo 2014

La Pompei Sepolta nel 1631 Svela i Mille Anni Mai Esistiti


L. Acerra per Anticorpi.info
Sebbene l'idea di una drammatica manomissione della datazione storica sia stata avanzata e argomentata nei secoli passati da vari autori e in diverse salse (per esempio secondo Morozov, Fomenko, Nosovski, Hardouin e Isaac Newton la storia raccontataci a scuola avrebbe almeno mille anni in più del dovuto) noi qui seguiremo esclusivamente la dimostrazione che riguarda la Pompei romana degli scavi archeologici.

In questo modo riduciamo la quantità di materiale e di osservazioni che è necessario prendere in considerazione, ma il risultato è lo stesso: se si dimostra che le persone seppellite dal Vesuvio negli scavi di Pompei vivevano nel 1600, allora questo riporta tutto ciò che fu seppellito a Pompei, templi, oggetti e storia dell'arte “romana” tra il 1100 e il 1600 d.C., cioè di 1500 anni più vicino alla nostra epoca, avallando l'ipotesi dei mille anni inventati.

Alla fine di questo articolo ci troveremo a valutare, forse per voi per la prima volta, se è possibile che Scaligero, Petavio e altri fondatori della nostra cronologia nel XVI secolo avrebbero avuto la possibilità di spalmare scritti e cronache storiche alla meno peggio su un periodo reso artificialmente troppo lungo.
Il solo Fomenko ha sviscerato questo tema nelle circa 8.000 pagine dei suoi libri. Gli antichi testi e le antiche cronologie cui fanno riferimento gli storiografi sono dovuti passare per le mani dei centri benedettini in Italia e in Francia, oppure per le tipografie di ricchi mercanti-banchieri del XV-XVI secolo (invenzione della stampa: 1455). A quel punto ebbe gioco facile la catalogazione di Scaligero (1484- 1558) e Petavio (1583-1652), fondatori della cronologia ufficiale, che per ottenere I risultati a tutti noti dovettero dare delle date sbagliate a certe eclissi o fenomeni astronomici (vedi il canale YTFomenko in Italia)

Il più grande mistero dell'aviazione? la ricomparsa dell'aereo fantasma Brasiliano svanito nel 1946


L'improvvisa e recente scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines e delle sue 239 persone a bordo, ci porta a riflettere su alcuni grandi e inspiegabili misteri mai risolti che tuttora circondano alcuni voli del trasporto aereo mondiale.

Lockheed Constellation L -049/149: un volo durato 47 anni
Il volo della Lockheed Constellation della Panair do Brasil era decollato nel lontano1946 e atterato nel 1993 diventando cosi' il più grande mistero irrisolto che ha coinvolto l'aviazione. Nel 1946, l'aereo della Panair dopo essere decollato daRio de Janeiro diretto verso la capitale cubana dell'Avana, scompare misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Dopo che le autorità locali non erano riuscite a fornire una spiegazione sulla misteriosa scomparsa dell'aereo il caso veniva archiviato. Il mistero che circondava quella sconcertante scomparsa aveva scosso ancora una volta il mondo quando nel mese di dicembre 1993 l'aereo era atterrato all'aeroporto di Bogotà anzicche' a L'Avana, a 47 anni di distanza dal suo ultimo decollo.

giovedì 6 marzo 2014

LE VITTIME VIRTUALI DELL'11 SETTEMBRE


Una delle domande che viene rivolta più frequentemente a chi non crede alla versione ufficiale dell’11 settembre è: se davvero gli attacchi aerei erano fittizi, se le torri sono crollate per demolizione controllata e non per l’impatto con i velivoli, allora che fine hanno fatto gli aerei di linea e i loro passeggeri?

venerdì 17 gennaio 2014

Simbologia della Bandiera Tricolore Italiana



Secondo una comune credenza, la bandiera tricolore italiana includerebbe il verde per simboleggiare le nostre praterie, ilbianco come simbolo dele nevi perenni delle Alpi, ed il rossoin memoria dei caduti nelle innumerevoli guerre di cui il territorio italiano fu teatro, fino all'unità della nazione. 

Quando Carducci parlò il 7 gennaio 1897 a Reggio Emilia per celebrare il primo centenario della nascita del Tricolore, si riferì a tale simbolismo elementare, adatto ai non iniziati:

«Sii benedetta! benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all' Etna; le nevi delle alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani, E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l' anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi, E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch' ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà»

martedì 5 novembre 2013

La Terra non si muove. E' ferma e non gira su se stessa.



Prima dell'indottrinamento eliocentrico copernicano ogni bambino che alzava gli occhi al cielo osservava che il sole, la luna e le stelle ruotano tutti intorno ad una Terra stazionaria.
Tutte le prove empiriche dalla nostra prospettiva mostra chiaramente che la terra sia fissa e tutto ruota intorno a noi. Sospendere  questo comune senso di prospettiva geocentrica ed assumere che attualmente è la Terra che ruota sotto di noi tutti i giorni durante la rotazione intorno al sole ogni anno è un bel salto teorico."

martedì 1 ottobre 2013

666, Il potere immortale del Signore degli Anelli


Horus contro Seth, l'eterna lotta tra bene e male, risolta in unico simbolo: l'esagramma 


“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia. Essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Apocalisse, 13, 18).

Il numero 666 è da sempre stato associato alla bestia, a qualcosa di diabolico, di negativo. Tant’è vero che tutti i culti satanici sembrano riferirsi a questo ermetico numero.
Ma cosa potrebbe mai avere di tanto negativo un semplice numero?
Per capirlo dobbiamo viaggiare a ritroso nel tempo, addentrandoci negli antichissimi culti babilonesi ed egiziani.
Il più conosciuto è forse quello di Horus e Seth. Essi rappresentano a livello materiale due “divinità” cosmiche, ovvero due corpi celesti importantissimi. Horus, il Sole, sempre in lotta con Seth, Saturno. Horus è colui che dà la vita e la luce, mentre Seth, il più lontano di tutti, è il padrone delle tenebre. Non a caso Satana, derivato del termine Saturno, è vestito di nero.
Così, come il Sole è simbolicamente sempre in lotta con le tenebre, si racconta che Gesù sia sempre in lotta contro Satana.
Probabilmente a questo punto vi starete chiedendo da dove viene questo fantomatico numero.
Negli anni ’80 due sonde del Programma Voyager riuscirono a fotografare, nel Polo Nord di Saturno, una struttura esagonale 
Saturno è, guarda caso, il sesto pianeta del nostro sistema solare, anche associato alsesto giorno della settimana, ma non finisce qui. Anticamente veniva sempre raffigurato con un esagono – di nuovo il numero sei. Il motivo? Noi lo abbiamo scoperto soltanto intorno agli anni ’80 quando due sonde del Programma Voyager riuscirono a fotografare, nel Polo Nord di Saturno, una struttura esagonale. Il tutto fu confermato successivamente dalla sonda Cassini nel 2006. Nel Polo Sud, invece, si nota una sorta di vortice che forma un vero e proprio “occhio”. Forse anche questo associato agli antichi miti dell’ “occhio che tutto vede”?
Ma torniamo ai nostri numeri. Un tempo, per propiziare un pianeta, venivano utilizzati, oltre che dei simboli, anche dei cosiddetti quadrati magici.
Ovviamente anche Saturno aveva il suo, e ad esso era associato un simbolo inequivocabile. Dal quadrato di Saturno, possiamo ottenere il numero 666 – e il relativo simbolo – sommando, nella prima diagonale 9+4+46 che dà come risultato 15.
1+5 = 6. La “V” diretta verso l’alto la otteniamo sommando 2+3+1. Mentre la seconda “V”, diretta verso il basso ci fornisce i numeri 9,7,8 che, una volta sommati, danno il numero 24, ossia di nuovo 6.
Questo “giochetto” delle somme lo troviamo un po’ dappertutto. Avete mai provato a fare la stessa cosa con le tastiere dei vostri cellulari? O delle calcolatrici?
Proviamo insieme, prima fila: 1+2+3 = 6;
seconda: 4+5+6 = 15. 1+5 = 6;
terza: 7+8+9 = 24. 2+4 = 6.
Ora passiamo ai numeri romani, vediamo la sequenza di quelli più utilizzati e sommiamoli (da 1 a 500):
I = 1
V = 5
Il quadrato, formato da sei righe e sei colonne riporta dei numeri che se sommati orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente, danno come risultato 111 x sei righe: 666
X = 10
L = 50
C = 100
D = 500
Totale: 666
Ed ecco che la maggior parte delle cose che ci circondano formano il numero 666. Perché mai? Chi potrebbe volere una cosa simile? Forse prima dovremmo chiederci chi “comanda” l’intero nostro pianeta (o, se preferite, chi “fa girare il mondo”).
Ripartiamo dall’Antico Egitto, e andiamo ai tempi di Mosè. Si vestivano con tuniche nere (come lo stesso Mosè) quelli che seguivano il culto di Saturno; con quelle bianche coloro che seguivano il culto del Sole. Qual è la prima immagine che vi viene in mente se pensiamo alle tuniche nere? I preti? Esatto, proprio la Chiesa.
Ma questo non è l’unico motivo per cui bisogna associare la Chiesa al culto di Saturno. I motivi sono molti di più. Cosa contraddistingue Saturno rispetto agli altri pianeti? L’anello. Ovvero il simbolo di fedeltà che ci viene chiesto di indossare quando ci sposiamo con qualcuno. La Chiesa ha sede a Roma (nello Stato del Vaticano), città che, come tutti ben sappiamo, un tempo era chiamata “Saturnia”. È curioso a questo proposito come il copricapo del Papa ricordi Saturno.
Sono in molti a conoscere l’associazione tra anello e culto di Saturno, tant’è vero che alcuni hanno persino scritto dei libri che sono diventati famosi, come il Signore degli Anelli.
Il Kaaba
C’è un motivo se il marchio della bestia è associato all’idolatria e a eventi negativi. Fin dai tempi antichi, questi quadrati magici – oggi utilizzati ancora in India come “Yantra” – venivano adoperati per propiziare energie di un certo livello da alcuni pianeti. Tali quadrati erano dei veri e propri “sigilli” portafortuna. Come si legge anche nella Bibbia, molti arrivano ad adorarli, cioè a richiedere a questi talismani tutto il potere possibile. Un tempo, in Medio Oriente, queste energie venivano chiamate Jinn. Termine dal quale deriva la parola “Genio”. Ricordate la lampada di Aladino e il Genio a cui poter chiedere di esaudire i desideri? I Jinn erano una sorta di entità che potevano essere sia negative che positive a cui poter esprimere determinatidesideri. Non è un caso se tutti gli uomini potenti della storia portavano con sé questo sigillo.
A forza di farlo, però, c’è il rischio di rimanere intrappolati dalla rete del “potere” e di non riuscire più a uscirne. A raccontarlo in senso metaforico è J.R.R. Tolkien ne “Il signore degli Anelli” che riporta come chiunque portasse al dito l’Anello non riuscisse più a disfarsene a causa dell’attaccamento al potere che l’anello offriva alla persona. C’era solo un modo per distruggere il potere legato agli anelli, eliminare l’Anello e, di conseguenza, l’occhio di Sauron – forse un’associazione al famoso occhio del pianeta Saturno. Ma non solo, l’autore riprende anche l’antico culto – bene e male, luce e oscurità, Sole e Saturno – quando Gandalf il grigio muore e rinasce come Gandalf il bianco. Come in tutte le storielle antiche, infatti, prima o poi la luce (Il Sole) vince sulle tenebre.
Vi è un altro quadrato magico che richiama il numero 666 e si tratta nientemeno che… dell’antagonista di Saturno, il “dio” Sole. Il quadrato, formato da sei righe e sei colonne riporta dei numeri. Tutti questi numeri se sommati orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente danno come risultato 111 x sei righe: 666… ed eccoci catapultati dall’altro lato della medaglia dell’oscurità.

Il SAT-iro Pan dell’ellenismo
“La quantità d’oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di seicentosessantasei talenti” ( I Re, 10,14. Confronta: II Cronache, 9, 13).

Se leggiamo con attenzione notiamo che oltre al numero 666 il testo ci indica un tempo: un anno. La Bibbia, qui, si sta riferendo a un ciclo che forse non tutti conoscono: quello dei 36 decani. Per comprendere l’importanza del numero 36 dobbiamo nuovamente andare indietro nel tempo e trovare un personaggio sicuramente a voi familiare: Osiride.
Plutarco, nel suo testo Iside e Osiride cita la cosiddetta Tetraktis. La somma di tutti i numeri pari fino a 8, più tutti i numeri dispari fino a sette, dà vita a un numero magico: il 36.
1 + 3 + 5 + 7 = 16
2 + 4 + 6 + 8 = 20
20+16 = 36
Cosa accade, ora, se sommiamo tutti i numeri prima di arrivare al famoso 36? Otteniamo il numero della bestia.
1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8 + 9 + 10 + 11 + 12 + 13 + 14 + 15 + 16 + 17 + 18 + 19 + 20 + 21+ 22 + 23 + 24 + 25 + 26 + 27 + 28 + 29 + 30 + 31 + 32 + 33 + 34 + 35 + 36 = 666.

Nell’antico papiro di Bulak, leggiamo «Si portano qui le figure degli dèi del Sud e del Nord per te, con 36 nomi, tu vai come se essi fossero un’unica anima completa, li devi adorare in cielo, tu sei sotto le stelle dei 36 decani».
Il testo si riferisce quindi a un’ora simbolica che avviene nell’eclittica in cui 36 re/decani (come descritto anche nell’apocalisse di Giovanni), di cui il primo è Sirio/Iside, la attraversano ogni dieci giorni formando un intero anno solare. Anche Sirio fu presa in gran considerazione, tant’è vero che era considerata la stella dell’Est (la stella polare nel Nuovo Testamento), il Sole dietro al Sole, che simbolicamente manteneva vivo il mondo Spirituale.
Lo sapevate che?
Sapevate che nella religione semitica Saturno/Satana veniva identificato con il nome di EL? In Inglese la parola inferno si traduce con Hell, ma quando viene pronunciato si odono solo due sillabe: EL.
Ma torniamo al culto di Saturno. C’è un stretta relazione tra il famoso caproneSatanico e il numero 666. Il pianeta è da sempre stato considerato come il governatore del segno zodiacale del Capricorno. Segno che, come ben sappiamo, usa come simbolo proprio il capro. Gli elleni ci hanno tramandato il ricordo di una creatura metà capra e metà umana: il SAT-iro Pan.
Non è un caso se il satiro Pan sembra sia stato abilmente modificato in Babbo Natale proprio dopo l’abolizione di questi riti considerati pagani, insieme alla festa di Saturnalia tradizionalmente celebrata il giorno della rinascita del Sole (il 25 dicembre). Come potete vedere, la Chiesa conserva tutti i riti antichi riferiti al Cosmo. Insegnamenti che un tempo – ma forse anche oggi – erano riservati solo a un ristretto gruppo di persone.
Il simbolo di Costantino
La nostra religione comunque non è l’unica. A Saturno, infatti, era anche associato uno strano oggetto: un cubo. Forse a molti di voi è subito venuto in mente il Kaaba che letteralmente significa proprio il cubo, anche se sono in tanti a considerarla più una casa sacra. Il cubo, ovviamente di colore nero per richiamare il colore di Saturno, si può trovare in moltissimi altri Paesi. Perché un cubo? Perché oggi sappiamo che se un cubo viene sezionato, partendo da un vertice, con un piano perpendicolare a una diagonale maggiore, otteniamo un esagono.

Il 666 riferito a Saturno, come abbiamo visto, ha un collegamento con il culto solare. Il motivo è semplice: se guardiamo con attenzione il sigilla solis notiamo che il 666 appartiene forse più al Sole che non al suo antagonista Saturno. Quest’ultimo, tuttavia, porta simbolicamente la luce dentro sé. Nonostante si trovi al buio ha quindi la potenzialità di portare la luce. Non a caso, Lucifero, altro nome di Satana, significa proprioil portatore di luce.
Potremmo forse sapere cos’è la luce se prima non avessimo scorto le tenebre?
È lo Yin e Yang che domina ogni forma di vita; è la complementarietà che permea tutto il Creato. Siamo solo noi esseri umani che giudichiamo ciò che bene e ciò che è male, la verità è che niente può esistere senza il suo opposto. E così, Saturno, non è l’emblema del bene o del male ma il primo grado per raggiungere l’illuminazione. Come ci si può evolvere se non si conosce ogni cosa di se stessi, compreso il proprio lato oscuro?
Pan/Saturno rappresentava l’istinto primordiale di ogni uomo, colui che controlla i mondi inferiori, ovvero la parte più celata di noi stessi. Aveva l’abitudine di vagare per le foreste con il pene eretto amoreggiando con le ninfe. Rappresenta l’istinto, la sessualità, ma anche il potere creativo e generativo. Ecco perché non possiamo relegare il culto di Saturno/Satana al male, bensì alla prima fase per ottenere l’illuminazione. La conoscenza della parte più oscura che vive dentro noi è il primo stadio che dobbiamo percorrere per crescere spiritualmente. Solo in quel momento abbiamo la possibilità di tenere sotto controllo il nostro istinto – senza reprimerlo – conoscendo l’altra frammento di noi stessi. È il Saturno che lascia lo spazio al sorgere del Sole. Gesù Cristo che vince labattaglia contro Satana.
Il sigillo solis
Non è un caso se i preti, ancora all’inizio della loro evoluzione spirituale, indossano l’abito Saturniano: quello nero. Mentre il papa, vertice della gerarchia ma anche meta spirituale, indossa l’abito bianco, solare. Le divise indossate dagli uomini di Chiesa richiamano, allo stesso modo, le tre fasi alchemiche: nera, bianca e rossa.
Dall’esagono, molti collegano l’esagramma. Un simbolo utilizzato dalla Chiesa, dai Massoni e da tantissime aziende. L’esagramma in realtà non parla soltanto del numero 6 ma dell’unione della materia con lo spirito, luce con tenebre.
In un mondo duale dove materia e spirito si alternano continuamente in una danza senza fine, gli antichi insegnanti (che era evidente fossero dotati di tecnologie avanzatissime visto che conoscevano dettagli che noi abbiamo potuto rilevare solo pochi anni fa con la sonda Cassini) hanno voluto tramandarci la conoscenza che governa l’intero Creato.
“As above, so below” – come in altro, così in basso – è la sapienza che sta dietro la nostra intera esistenza. Una sapienza, per ora, destinata solo un ristretto gruppo di persone, ma che con il tempo coinvolgerà gli individui ancora avvolti nel sonno dell’inconsapevolezza.
Possiamo dunque associare il nostro esagramma all’unione di due pianeti/culti importantissimi che si propongono come fine la ricerca dell’equilibrio che risiede dietro questo fantastico Universo il cui unico vero Dio è semplicemente un genio della matematica.

Horus is risen - Horus è sorto!
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia nata migliaia di anni prima di Cristo. Si tratta di un racconto che possiede una valenza esclusivamente astronomica, nonostante parli di un uomo nato da una vergine il 25 dicembre e di tre re magi. Tutto è nato dal fatto che il 24 dicembre, Sirio, la stella più luminosa del cielo, si allinea in maniera perfetta con le tre stelle della cintura di Orione. Stelle che, ancora oggi, vengono chiamate i “tre re”. Se il 24 dicembre viene tracciata una linea immaginaria tra Sirio e le tre stelle (i tre re), sapete cosa accade? Che il 25 dicembre la linea toccherà esattamente il punto dove nasce il Sole (Cristo). Il Sole (Horus), infatti, fin dall’antico Egitto è considerato l’unico vero Dio che crea ogni cosa, che dà la vita sulla Terra. I tre re – le tre stelle –seguono quindi la stella dell’est per essere portati fino al luogo dove il 25 dicembre nascerà Cristo - il Sole. Ma non è finita qui. Il giorno del solstizio d’inverno, il 22 dicembre, nell’emisfero Nord il Sole raggiunge in assoluto il punto più basso dell’orizzonte. Qui resterà “fermo” per ben tre giorni davanti a una costellazione chiamata la Croce del Sud. Dopo essere quindi stato crocifisso per tre giorni, finalmente “rinasce”. Per il resto dell’anno il nostro dio/sole viaggia insieme alle 12 costellazioni o i 12 discepoli, se volete. Non è un caso se in tutte le rappresentazioni antiche Gesù viene rappresentato sempre con un in testa un cerchio e una croce, la croce dello zodiaco per l’esattezza.

fonte

giovedì 29 agosto 2013

Lo scrittore che inventò la macchina del tempo

Жюль Верн

Sin dai tempi remoti gli uomini sognano di inventare la macchina del tempo per poter viaggiare nel passato e dare uno sguardo al futuro. I tentativi degli scienziati non sono stati coronati finora da successo. Nondimeno, in barba alla logica e alle leggi scientifiche, un uomo è riuscito a diventare un viaggiatore nel tempo.

È lo scrittore di fantascienza francese Jules Verne. È da notare che l’autore di numerosi romanzi dove sono descritte tantissime invenzioni che sono state fatte già dopo la sua morte non aveva un’istruzione scientifica. Come riuscì a vedere il futuro?
L’originalità dei romazi rese famoso lo scrittore che diventò il beniamino non solo della propria epoca. Attualmente, secondo le statistiche dell’UNESCO, i libri di Jules Veerne occupano per popolarità il secondo posto nel mondo e sono tradotti in 148 lingue. Finora chi legge i suoi romanzi ha l’impressione che l’autore stesse osservando di nascosto il nostro mondo fissando poi con la precisione di un cronista quanto aveva visto. Anche se è vero che lo scrittore non conosceva i termini scientifici del XX secolo e lo raccontava usando la lingua accessibile ai suoi contemporanei.
Ma le coincidenze impressionano ugualmente. Se paragoniamo le circostanze dei voli sulla Luna del 1969 e del 1970 con gli avvenimenti descritti nei romazi “Dalla Terra alla Luna” и “Intorno alla Luna”, risulta che gli equipaggi di Apollo 11 e Apollo 12 erano composti da tre persone ed anche a bordo nella nave spaziale di Jules Verne si trovavano tre astronauti. Ambo i cosmodromi, quello reale e quello inventato, si trovano in Florida. Lo scrittore seppe indicare persino le loro coordinate praticamente precise, e cioè la sua rampa di lancio di Stones Hill è ubicata vicino al cosmodromo reale di Cape Kennedy, da dove fu lanciato Apollo. Entrambi i voli avvennero in aprile. Lo scrittore “indovinò” persino il nome della nave spaziale: la sua Columbiade corrisponde al modulo di comado Columbia ed ha anche la stessa forma conica.
Jules Verne riuscì a calcolare che la nave Columbiade viaggiando alla velocità di 11 chilometri al secondo, ossia a circa 40.000 chilometri orari, avrebbe raggiunto la Luna in 97 ore, 13 minuti e 20 secondi, e cioè in 4 giorni. La velocità di Apollo 11 era pari a 39.000 km/ora, la nave arrivò sulla Luna in 4 giorni, 6 ore e 46 minuti. Va ricorato che il viaggio di Columbiade fu descritto da Jules Verne precisamente cent’anni prima del volo di Apollo 13 avvenuto nell’aprile 1970.
Cosa previde lo scrittore? La lista risulta imponente: l’aereo (“Il padrone del mondo”, 1904), l’elicottero (“Robur il conquistatore”, 1886), la costruzione della Ferrovia transiberiana e della Ferrovia transmongoliana (“Claudius Bombarnac”, 1892), l’aereo a vettore di forza variabile (“L’étonnante aventure de la mission Barsac”, il romazo fu terminato dal figlio dello scrittore nel 1919), la possibilità di passare per tutta la Via marittima del Nord durante una sola navigazione (“L’Épave du Cynthia”, 1885).
Nel 1994 un pronipote di Jules Verne, un tenore che cantava nell’opera, trovò il manoscritto del romanzo non pubblicato “Parigi nel ХХ secolo” (1863), la cui esistenza era stata ritenuta per molto tempo una leggenda della loro famiglia. In questo libro Jules Verne racconta del collegamento video, della televisione, descrive il metro, automobili con motore a combustione interna che vanno ad idrogeno, fax, calcolatrice ed altri oggetti comuni nel XX secolo.
Si tratta forse di semplici coincidenze? Per gli scettici è indubbiamente così. Ma noi lettori vorremmo credere che Jules Verne possedesse la capacità segreta di viaggiare nel futuro. Come lo facesse, resta ancora un enigma, ma esistono sempre possibilità di trovarne la soluzione.

giovedì 18 luglio 2013

Imminenti rivelazioni sugli alieni dal Papa

Mauro Biglino, studioso di religioni e famoso ricercatore biblico mostra carteggi in cui esperti, annuncia le imminenti rivelazioni che vedono protagonista la Chiesa: «Questo nuovo Papa Francesco così buono, innovativo e determinato sta “addolcendo la pillola” in vista di rivelazioni sconvolgenti. Vere bombe che riguarderebbero proprio la nostra genesi». Si tratta di ipotesi alquanto forti, avvalorate da alcuni documenti: carteggi in cui esperti, luminari ebraici e cristiani in modo non esplicito fanno trapelare con preoccupazione che siamo alla vigilia di una svolta. Una realtà che potrebbe far realmente saltare in aria tante “sicurezze teologiche”. Insomma toglieranno il velo a tante verità oscurate da visioni favolistiche e interpretazioni guidate. Siamo forse alla vigilia di una nuova teologia. Studiosi gesuiti ed accademici ebraici sanno che si tratta di una questione non più eludibile. Biglino teorizza: «Gli alieni hanno creato l'uomo. Un fatto che parla di cellule staminali e clonazione che ha fatto sì che uomini-scimmia iniziarono a capire ordini e linguaggi trasformandoli in una sorta di operai massa». Solo in questo modo si spiegherebbe l'incredibile salto di conoscenza che portò in breve tempo alla costruzione di monumenti come le piramidi (che potrebbero essere dei catalizzatori di energia).





alieno 500










sabato 15 giugno 2013

Ci portano a pensare come vogliono farci pensare


Che i nostri cervelli subiscano continuamente dei veri e propri attacchi dall’esterno è, ormai, un fatto noto di cui siamo consapevoli.
Quello che ci coglie impreparati è, invece, la scoperta di essere diventati oggetto di una vera e propria Ipnosi di Massa senza averne mai percepito la presenza. Eppure: parole, colori, suoni e tecniche – di cui non siamo mai stati consapevoli- vengono usati dai Media e dalla Pubblicità con lo scopo di ipnotizzarci. D’altra parte è risaputo che la gente crede a qualsiasi cosa le venga ripetuta abbastanza spesso per cui è semplice, per gli “ipnotizzatori”, architettare qualsiasi cosa serva loro per raggiungere gli scopi prefissati.
Questo bombardamento continuo del nostro subconscio attraverso una versione unica delle informazioni condiziona pesantemente il modo in cui il conscio e il subconscio vedono se stessi e il mondo. Di conseguenza, Noi permettiamo alla totalità dei Media di programmare i nostri modelli di pensiero e di creare la nostra realtà.
In poche parole: siamo diventati spettatori del Mondo invece che partecipanti senza che ce ne fossimo mai resi conto! Questo avviene dal momento che gli “ipnotizzatori” decidono le sorti dell’Umanità mentre noi stiamo seduti sugli spalti a guardarli giocare la partita.
Non ci siamo neppure dovuti stendere sopra un divano per ascoltare le loro parole sussurrate nell’orecchio!
A noi basta stare seduti sulla seggiola ad ascoltare chi legge il telegiornale…..gli attori, le voci di sottofondo della pubblicità e i vari presentatori; il gioco è fatto! I messaggi pian piano si insinuano nelle nostri menti fino a portarci a pensare come vogliono “farci pensare” coloro che possiedono: i Media, le Banche, le Case farmaceutiche, le Compagnie di armamenti, le Compagnie petrolifere, i politici ed altri ancora….
Può sembrare una visione apocalittica della situazione, ma corrisponde alla realtà attuale!
Il dottor Welson Bryan Key, autore di tre libri sull’argomento: “Media Sexploitation”(Lo sfruttamento sessuale mediatico); “The Clam Plate Orgy” (L’orgia del piatto di molluschi); “Subliminal Seduction” (Seduzione subliminale) ha rivelato l’esistenza del Tachistoscopio, un proiettore con un otturatore ad alta velocità che fa lampeggiare messaggi ogni cinque secondi per 1/3 di millesimo al secondo.

Questi messaggi non vengono percepiti ad occhio nudo, ma vengono incamerati dal subconscio. Poi risalgono dal livello inconscio a quello conscio sotto forma di un pensiero, di un desiderio, di un’opinione…. Ormai esiste una Tecnologia tale per cui da un trasmettitore radio o televisivo si possono trasmettere messaggi subliminali sfruttando la lunghezza d’onda del trasmettitore stesso come “onda portante” attraverso cui si diffonde il messaggio stesso. Il problema si complica quando ci si rende conto che insieme allo sviluppo di tecniche di Ipnosi di massa sono state messe a punto anche quelle mirate ai singoli individui. Il “mind control” (controllo della mente) e il “brainwashing” (lavaggio del cervello) sono alcuni dei metodi riferiti alla persuasione forzata, ai sistemi di coercizione psicologica e ai meccanismi di influenza sui processi mentali di soggetti “nel mirino”.
In parole semplici: i sistemi psicologici coercitivi sono programmi per la modifica dei comportamenti che si basano sull’uso della forza mentale e che sono posti in essere per far conoscere e abbracciare nuove idee, consuetudini, credenze o ideologie. Quanto di più pericoloso possa esistere!! Nel corso di simili piani di azione “il soggetto bersaglio” è progressivamente portato a percorrere una serie di step o passaggi pressoché invisibili.
Una delle tecniche usate consisteva nell’usare un registratore chiamato “Cerephone”, che veniva inserito sotto il cuscino della vittima e ripeteva in continuazione alcuni messaggi. Questa era una forma di “dominio psichico” e il risultato era che la vittima finiva per essere ossessionata da quella frase e non riusciva a pensare a nient’altro. Il dominio psichico, l’immissione della “nuova” personalità, spesso seguiva alla elettroterapia, la distruzione della personalità naturale. Con il passare degli anni, le tecniche si sono raffinate ed il documento “Silent Wapons For A Quiet War” rivela l’impulso dato dalla Fondazione Rockefeller nel finanziare la ricerca presso la Harvad University, nell’ambito delle possibilità di controllo del pensiero umano attraverso il computer.
Lo scopo è quello di sostituire totalmente il denaro cartaceo con il denaro elettronico rappresentato dalle carte di credito e, poi, di sostituire le carte di credito e le carte di identità con un microchip sottocutaneo. Nel 1994, la Intel Corporation firmò un contratto di cinque anni per mettere a punto tale dispositivo presso i suoi laboratori di Rio Rancho, nel New Mexico, Questo microchip sarebbe collegato a un computer globale con la scusa che tutte le transazioni finanziarie devono essere registrate dalla nuova Banca centrale mondiale. Il computer saprebbe tutto quello che c’è da sapere su di noi in ogni momento e sarebbe, anche, in grado di inviare messaggi nella direzione opposta – dal computer verso di Noi – programmando così la nostra coscienza.
C’è da tremare sul serio!!

Un altro aspetto importante da tener conto è che il “mind control” può essere effettuato anche attraverso il computer, che si trova sulla nostra scrivania. I virus subliminali – saltati fuori una dozzina di anni fa – spesso sono nascosti all’interno dei programmi salvaschermo, o “screensavers” oppure ben occultati dentro i prodotti applicativi più popolari. Il virus subliminale non cancella nulla sul disco fisso, ma invia messaggi subdoli che non vengono rivelati dalla parte cosciente della mente umana e sono indirizzati ad influenzare il comportamento di chi si trova a subire la somministrazione occulta di suggerimenti ed ordini.
La prima traccia di un simile virus risale al 1996 e si trova in un video gioco di animazione chiamato “Endorfun”. Nella colonna sonora di questo gioco, erano stati inseriti 100 messaggi subliminali di positiva autoaffermazione del tipo: “amo il mondo e il mondo ama me” per arrivare a “per me va bene avere tutto quello che voglio”. Nel numero del Febbraio 1997, la rivista militare moscovita “Orienteer” pubblicò una testimonianza del maggiore russo I. Chernishev che riportava alcune prove circa l’esistenza di un generatore psicotronico in grado di produrre emissioni elettromagnetiche, che possono essere inviate sulle persone-bersaglio attraverso la linea telefonica, il televisore, la radiolina, il computer e persino attraverso le lampadine.
Alla luce di quanto detto sembrerebbe quasi di non avere scampo dal momento che siamo sottoposti ad una “guerra silenziosa”, che spara situazioni al posto di proiettili. Situazioni azionate da processori di dati, invece che da polvere da sparo; da un computer, invece che da un fucile….agli ordini – per esempio – di un banchiere invece che di un generale.
Una guerra, che non fa alcun rumore, non provoca alcuna evidente ferita fisica o mentale e non interferisce ovviamente con la nostra vita sociale e con la quotidianità. Una guerra subdola dal momento che non siamo in grado di riconoscere l’arma che ci colpisce, e quindi siamo portati a credere che tale arma non esista e che, magari, sia frutto della nostra fantasia.



mercoledì 12 giugno 2013

Attentato A Palazzo Chigi. Un piano del terrore: la ‘ndrangheta dietro a Preiti?

Luigi Preiti

di Valerio Valentini
“Francamente, a me la storia di Preiti, così come ce l’hanno raccontata, non ha mai convinto. Un disadattato che decide di fare un atto eclatante in segno di disperazione? No, non mi sembra proprio”. Parla convinto Luigi Bonaventura, ex ‘ndranghetista di spicco, reggente del clan Vrenna-Bonaventura di Crotone, che dal 2006 ha deciso di collaborare con la giustizia. Parla convinto, eppure nella sua voce non c’è arroganza: “Sia chiaro – precisa subito – che tutto quello che dirò non lo dirò per volermi sostituire agli investigatori, che fanno egregiamente il loro mestiere. Il collaboratore di giustizia non è un mago che risolve i casi, o un professore che arriva a spiegare come sono andate le cose. Il punto è che quando hai vissuto in una determinata mentalità criminale fin dalla nascita, quando hai sparato e ordinato di sparare, quando hai avuto a che fare per anni con dei corpi riservati e azioni del genere le hai pianificate ed eseguite, certe anomalie ti risultano più evidenti. Le annusi subito”.
Corpi riservati?
La ‘ndrangheta se ne serve moltissimo. Sono criminali non necessariamente affiliati o organici all’organizzazione. Persone che possono essere reclutate all’occorrenza per commettere attentati, e che di solito sono pronti a morire nel corso di queste missioni. Persone spesso disperate, ma molto preparate. Dei kamikaze, insomma. Ecco, a me Preiti sembra rispondere perfettamente a questo identikit. E di certo le sue origini potrebbero essere un’ulteriore conferma di questa teoria.
E perché?
Innanzitutto, so per certo che la famiglia Preiti è vicino ad ambienti legati alla ‘ndrangheta. E poi non dimentichiamoci che a Rosarno c’è da sempre una situazione un po’ particolare.
Si spieghi meglio.
Da sempre a Rosarno ci sono dei clan molto propensi a ricorrere alla violenza e ad atti eclatanti. Clan che agiscono spesso autonomamente, senza il consenso di tutta l’organizzazione. Diciamo che non sono stati molto inquadrati. Però stavolta la cosa sembra diversa, e non a caso Preiti non è partito dalla stazione di Rosarno, ma da quella di Gioia Tauro.
Un segnale? O voleva semplicemente farsi riprendere dalla videocamera di sorveglianza?
Sicuramente lui sapeva che alla stazione di Gioia Tauro sarebbe stato ripreso da quella videocamera. Ma qui il messaggio è un altro, e ben più importante. Se io da Rosarno devo raggiungere Roma in treno, non ha alcun senso che io vada in auto fino alla stazione di Gioia Tauro. Il fatto che Preiti lo abbia fatto, significa che si voleva far sapere a tutti che il suo gesto folle non era stato deciso solo dai clan di Rosarno, ma aveva il consenso di tutta la mamma [nel gergo ‘ndranghetistico, l’organo di controllo supremo dell’organizzazione criminale, ndr]. Gioia Tauro è il centro del mandamento della Piana: aver lasciato la macchina lì equivale ad affermare che il vertice assoluto della ‘ndrangheta ha approvato.
Questo significherebbe che la ‘ndrangheta ha intenzione di inaugurare una stagione di destabilizzazione? C’è un progetto preciso?
Più volte, dopo esser diventato collaboratore di giustizia, ho avuto incontri con finti pentiti che descrivevano prospettive inquietanti. In particolare, nel 2011, fui abbordato due volte da esponenti della cosca De Stefano-Tegano, [le ‘ndrine che controllano Reggio Calabria, ndr], che cercavano di reclutarmi e di corrompermi. Mi parlarono di un piano del terrore che sarebbe stato messo in atto, un piano contro magistrati e forze dell’ordine, teso a destabilizzare. E si vantarono di avere a disposizione truppe di criminali pronte ad ammazzare e a farsi ammazzare. Ecco, quando ho appreso dell’attentato di Preiti, non ho potuto non ripensare a quegli incontri.
Ma perché l’idea che Preiti possa semplicemente essere un disoccupato, magari anche mentalmente instabile, non riesce proprio a convincerti?
In realtà è proprio se penso a Preiti come un disperato che i conti non tornano. Se io non avessi un lavoro e non riuscissi ad arrivare a fine mese, perché dovrei partire il giorno prima dell’attentato e pagare un pernottamento in hotel, anziché prendere il treno la mattina stessa? E poi c’è la pistola: se fossi in condizioni economiche così disastrate, la prima cosa che farei sarebbe andare a rivendere una pistola, comprata al mercato nero, che vale da sola almeno 1200 o 1300 euro. Senza contare che quella non è una pistola qualunque. Si tratta di una 7 e 65 Pietro Beretta, modello A 35, usata già nella Seconda Guerra Mondiale, e spesso data in dotazione alle forze dell’ordine. La canna è facilmente estraibile: basta aprire il carrello, e con un colpo la si fa uscire; ed è per questo che è comoda anche da sostituire, ad esempio con una calibro 9 corto. È l’arma preferita dalla ‘ndrangheta, che infatti quando vuole lasciare una firma, spara sempre con quel modello lì, anche perché di fatto non si inceppa mai. Ha un solo difetto: non è molto precisa. E questo la dice lunga sulle capacità di questo Preiti, che va bersaglio quattro volte sparando sette colpi. Un’efficienza incredibile: io con quell’arma ho sparato decine di volte, e le assicuro che non è facile andare a bersaglio con tanta precisione, soprattutto in una situazione così concitata come quella, e soprattutto per uno che dice di aver mai sparato prima.
Poco credibile, in effetti.
E non solo: Preiti sapeva perfettamente che doveva sparare da vicino, perché quel modello di Beretta non è precisa a grande distanza. E sapeva anche, o almeno sospettava, che i carabinieri dovevano avere una qualche protezione al torace, magari un giubbotto antiproiettile. E guarda caso lui ne colpisce uno al collo e uno alla gamba. Una freddezza pazzesca. Viene da chiedersi dove abbia imparato a sparare così bene. Una cosa è indubbia: se vivi a Rosarno, non puoi certo metterti ad esercitarti al tiro al bersaglio, perché è praticamente impossibile non richiamare l’attenzione di chi, su quel territorio, ha il controllo assoluto. E poi, ancora, perché, se sono incensurato, devo comprare un’arma al mercato nero, con una matricola abrasa?
Ecco, perché?
Per un solo motivo: perché so già, fin dal giorno in cui la acquisto, che quell’arma mi servirà per uccidere. Altrimenti non ha alcun senso: Preiti era incensurato, poteva benissimo ottenere il porto d’armi e comprare regolarmente una pistola, se davvero intendesse usarla per difesa personale. Anche perché niente gli avrebbe vietato di utilizzarla, un domani, per fare una rapina. I disperati fanno così. Non comprano una pistola al mercato nero, tra l’altro con la matricola abrasa.
Possibile che l’abbia cancellata Preiti stesso, la matricola, magari con la punta di trapano che è stata ritrovata nel suo borsello?
Lo escludo. Non ci si inventa autodidatti per certe cose: punzonare un’arma è un lavoro da professionisti. Soprattutto per fare in modo che, come in questo caso, a distanza di settimane gli inquirenti non riescano a risalire alla matricola originale: per lavori del genere si usano liquidi speciali, ci servono attrezzature apposite e una certa manualità. Impossibile farlo soltanto con una punta di trapano. Secondo me, ma questa è una mia ipotesi, quella punta di trapano è stata messa lì per confondere le acque, per sviare le indagini.
Nel borsello è stato trovato anche un cellulare.
Con una carta SIM intestata ad un extracomunitario. Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sono soliti ricorrere a questo sistema, per rimanere invisibili e non lasciare tracce, mentre discutono di traffici e di progetti.
Nelle interviste che hanno rilasciato, i familiari sembravano sinceramente sconvolti. Erano molto lontani dall’immaginario comune della tipica famiglia ‘ndranghetista.
Vero. Ma molto spesso, mi creda, quando fai quel mestiere lì, i tuoi familiari non ti conoscono affatto. Soprattutto se sei un corpo riservato. Tra l’altro sembra che lui sia uscito di casa senza il borsello con cui poi è stato ritrovato davanti a Palazzo Chigi. Dove lo ha preso? Chi glielo ha dato? Anche questo, a mio avviso, potrebbe essere un indizio importante. E poi c’è la questione della cocaina. Se davvero Preiti aveva quel vizio, è impossibile che non fosse in contatto con ambienti criminali, specialmente se pensiamo che a Rosarno le ‘ndrine controllano anche lo spaccio in maniera capillare.
In molti potrebbero accusarti di alimentare, con questa sua lettura dei fatti, il luogo comune, un po’ meschino, per cui tutti i calabresi, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con la ‘ndrangheta.
Non è assolutamente vero. La Calabria è piena di persone per bene, onesti lavoratori. E lo stesso vale per Rosarno. Ma il punto è proprio questo: nessuna persona per bene, nessuna persona che non sappia di godere della protezione della ‘ndrangheta potrebbe anche solo pensare di partire da Rosarno e fare un atto del genere. Significherebbe condannare a morte non solo se stessi, ma anche la propria famiglia.
Ma qual è il segnale che voleva lanciare la ‘ndrangheta, allora?
Difficile dirlo. Però sicuramente un messaggio è arrivato chiaro: il fatto che Preiti, subito dopo esser stato immobilizzato, ha dichiarato che aveva intenzione di far fuori un uomo delle istituzioni, significa che la ‘ndrangheta ha lanciato un segnale a tutta la politica. Secondo me, Preiti è andato diritto contro il bersaglio che aveva designato: lui voleva ammazzare i carabinieri, quella mattina. Ma è evidente che non era un segnale di odio contro le forze dell’ordine; è alla politica che era diretto, quel segnale.
Un attentato politico, quindi?
Be’, certamente dei risultati li ha ottenuti subito, visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell’atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico. Ma preferisco comunque non entrare direttamente in questi risvolti.
Quest’attentato arriva poche settimane dopo la lettera inviata a Nino De Matteo, nella quale si dice chiaramente che non si può mettere il Paese in mano a comici e froci. Potrebbe essere il segnale che la ‘ndrangheta, e le altre organizzazioni criminali, vogliono ottenere qualcosa dallo Stato?
Guarda, quando la ‘ndrangheta alza il tiro è sempre perché vuole arrivare ad aprire una trattativa. Che ormai è una parola abusata. Quando si parla di trattativa si pensa spesso, perché così ci hanno abituato a fare, ad un grande tavolo in cui tutti si riuniscono per prendere chissà quali accordi. In Italia la trattativa si vive ogni giorno, tra lo Stato e le mafie: è fatta spesso più di silenzi che di parole, si regge su taciti accordi. Quando si spara, di solito, è perché si vuole arrivare ad una rinegoziazione.
Intervista realizzata il 15 maggio 2013

venerdì 7 giugno 2013

L'umanoide di Atacama






Il cosiddetto "umanoide di Atacama" è un reperto trovato nel 2003 a Noria, nel deserto cileno dell'Atacama, da un abitante della zona, Oscar Muñoz.
Si tratta di uno scheletro di tipo umanoide mummificato, della lunghezza di soli 15 cm.
Come racconta Muñoz, il reperto si trovava sotto terra, avvolto in un panno bianco.
MUÑOZ: L'ho trovato a metà agosto, in questo posto. Stavo rovistando nella terra, quando mi è comparso questo involucro.
Non è stato possibile stabilire l'età esatta del reperto, ma in base alla zona archeologica in cui è stato trovato si ritiene che debba essere stato sepolto da almeno un centinaio di anni. [...]
Resosi conto della stranezza di quel reperto, Muñoz ne parlò con due fotografi suoi amici, i quali gli chiesero di fotografarlo.
FOTOGRAFO: Ci siamo trovati davanti una specie di uomo piccolo. Allora gli chiesi se potevamo fare delle fotografie, e siccome avevo la mia macchina digitale scattai un sacco di fotografie.
Immediatamente esplose il caso di quello che venne chiamato l' "Extraterrestre della Noria".
NARRATORE TV: Questo ricercatore di antichità ha scatenato l'esplosione mediatica che parla del ritrovamento del primo corpo di un alieno in Cile.
Ma presto intervenne qualcuno che calmò subito le acque. Era il solito "esperto" senza nome e senza titolo, che entra in scena regolarmente in queste occasioni, e che garantisce a tutti che non c'è niente di anomalo in quello che sta succedendo.
CONDUTTORE TV: Ma gli esperti in questo tipo di indagini che hanno a che fare con gli UFO assicurano che si tratti di un feto.
Questo esperto naturalmente non presentò nessuna prova a favore della sua tesi, ma le sue parole furono sufficienti a placare le acque, e il caso si spense prima ancora di arrivare alla stampa internazionale.
A quel punto il reperto umanoide passò di mano in mano, finchè fu acquistato da Ramón Navia-Osorio, Presidente dell'Istituto di Ricerca Esobiologica di Barcellona.
Nel 2004 Navia-Osorio presentò ufficialmente il reperto mummificato ad un congresso di scienziati spagnoli, ma anche in questo caso la scienza ufficiale respinse con decisione ogni ipotesi extraterrestre.
DOTT. BOTELLA: Per noi ovviamente non si tratta di nulla di anomalo, non si tratta di un essere che abbia delle caratteristiche speciali ma, come ho detto, non ci sono dubbi che si tratti di un feto umano.
Questo "feto umano" era talmente normale che agli scienziati erano sfuggiti alcuni piccoli particolari. Il primo è che il corpo mummificato aveva 10 costole soltanto. Gli umani ne hanno 12, e ogni tanto ne nasce qualcuno con 11 costole soltanto. Ma un umano con 10 costole è un caso estremamente raro, che da solo avrebbe dovuto far scattare un campanello d'allarme. Il secondo particolare è che questo feto aveva la dentatura completamente sviluppata. Questo lo aveva notato persino il fotografo cileno.
FOTOGRAFO: Io ho detto "No, non può essere un feto". Inoltre aveva i denti, aveva una cresta ossea.
Il terzo particolare è che il cranio dell'umanoide era costituito da quattro ossa soltanto, invece delle solite sei che abbiamo tutti noi. Infine, il reperto aveva le ginocchia senza le rotule. Anche di questo si era accorto subito il fotografo cileno, guardando il reperto da vicino.
FOTOGRAFO: Un'altra cosa che ha attratto la mia attenzione è che non aveva le rotule del ginocchio. Aveva un sistema diverso per muoversi, non aveva rotule. Come se fosse un insetto.
Ma anche qui, come sempre, vinse la parola della scienza ufficiale, e quindi dell'umanoide di Atacama non si sentì più parlare.
Fu necessario aspettare il 2009, quando il dottor Steven Greer, fondatore e direttore del Disclosure Project, venne a sapere del reperto conservato a Barcellona,
Steven Greer è ritenuto a buon diritto uno dei massimi esperti mondiali in ricerca ufologica.
Dopo essersi reso conto di avere di fronte qualcosa di assolutamente eccezionale, Greer contattò la Stanford University, e ottenne la loro disponibilità per svolgere una serie di analisi scientifiche sul reperto mummificato.
È a questo punto che la vera scienza, quella fatta con vero spirito di indagine e senza preclusioni di alcun tipo, prese il posto della "scienza da salotto" che finora aveva relegato nell'oscurità il reperto di Atacama.
Ora infatti non si trattava più di fingere di non vedere le palesi anomalie dello scheletro, ma di cercare di capire se queste anomalie potessero essere il risultato di malformazioni avvenute durante la gravidanza, oppure addirittura di mutazioni genetiche intervenute prima della nascita.
La prima sorpresa arrivò quando i ricercatori della Stanford si resero conto di non avere affatto di fronte un feto abortito.
DOTT. NOLAN: Ad un semplice esame preliminare risulta chiaramente più vecchio di un feto abortito.
Furono proprio le ginocchia a rivelare l'età approssimativa dell'umanoide.
STEVEN GREER: Le placche di crescita, e la densità ossea sono quelle [di un bambino] dai 6 agli 8 anni.
DOTT. NOLAN: Il concetto qui è che il ginocchio che cresce, l'articolazione che cresce, sono fatti soprattutto di cartilagine. Avviene poi una mineralizzazione della cartilagine, con una crescita progressiva di questa cosiddetta "placca di crescita". Ci sono degli standard. Lo shock, io credo, e la sorpresa, e l'assoluta certezza che ha avuto il Dott. Lachman, è stato che questo esemplare chiaramente non fosse un feto, ma che, confrontando le placche di crescita con gli standard conosciuti, questo avesse chiaramente fra i 6 e gli 8 anni.
A questo punto i problema divenne chiaro: come può un umano di 15 centimetri aver vissuto per almeno 6-8 anni, e non certo in un moderno centro neonatale superattrezzato, ma nel deserto dell'Atacama, almeno cento anni fa?
Restava ancora una possibilità, per spiegare il mistero, e cioè che quell'organismo avesse vissuto molto di meno, ma fosse stato affetto da una forma di progeria, un difetto di tipo genetico che accelera in modo eccezionale l'invecchiamento del corpo, e quindi anche quello delle ossa.
Ma quando vennero fatti i test sul codice genetico dell'umanoide, risultò che il gene responsabile per la progeria non avesse subito nessuna mutazione.
STEVEN GREER: I geni che controllano la progeria, l'invecchiamento accelerato, o il nanismo, non mostrano nessuna mutazione.
Nel frattempo, l'analisi dei geni aveva rivelato una cosa ancora più importante. L'umanoide di Atacama aveva soltanto il 91% del codice genetico in comune con gli esseri umani.
STEVEN GREER: Ciò che è anomalo, per quanto non si possano ancora trarre conclusioni, è che il 9% del materiale genetico risulta "non corrispondente". Questo da un esame al computer fatto nel miglior laboratorio nel mondo, a Stanford, ed è stato controllato 3 volte. Nove per cento.
Questo può sembrare irrilevante, ma in realtà si tratta di una differenza enorme.
Teniamo presente infatti che il Neanderthal condivide con gli esseri umani il 99,5 per cento del codice genetico, mentre lo scimpanzè, che è il primate più vicino a noi, ne condivide fra il 96 e il 97 %. Uno scarto del 9% rimane quindi enorme, per sostenere che si tratti di un essere umano.
Nei prossimi anni, ha detto Greer, gli oltre due milioni di coppie di nucleotidi scartate dal computer - cioè non riconosciute come umane - verranno analizzate una per una, per essere sicuri che non si sia trattato appunto di un errore del computer.
Ma nel frattempo possiamo già affermare, come minimo, che ci troviamo di fronte ad un caso che la scienza - quella vera - riconosce con grande onestà di non saper assolutamente spiegare.

Massimo Mazzucco

La Piramide di Cristallo del Triangolo delle Bermude



Chi non ha sentito parlare del triangolo delle Bermuda? Una zona che da sempre affascina scienziati e non, un luogo dove aerei e navi spariscono, come inghiottiti nel nulla.
Per decenni le sparizioni di mezzi di trasporto con umani a bordo, sono state imputate ad anomalie nelle zone temporali, campi magnetici, rapimenti UFO, o fenomeni naturali.
Altri hanno ipotizzato che forse in fondo al mare potrebbero esserci macchine del tempo, generatori di campi elettromagnetici o strutture, aliene e non, che in qualche modo provocano fenomeni non ancora chiari agli scienziati.
Proprio uno scienziato, il dottor Ray Brown, in una investigazione nella zona delle isole di Bimini nel 1970, nell’area compresa dal Triangolo delle Bermude, mentre scandagliava il fondale marino in cerca di navi sommerse, si è imbattuto in qualcosa che ha sbalordito tutti: una struttura piramidale fatta completamente di materiale translucido, forse vetro o cristallo, di proporzioni ben maggiori della piramide di Cheope, di circa 200 metri per 100.
Anche se la notizia all’epoca fece il giro del mondo, finì poi nel dimenticatoio. Il motivo di questa "sparizione" di informazioni è probabilmente da imputare al fatto che questa scoperta era una verità scomoda.
Recentemente però una squadra di ricercatori francesi si è imbattuta di nuovo nella piramide. Usando la nuova tecnolologia disponibile ai giorni nostri, i ricercatori hanno potuto scattare delle foto che hanno dell'incredibile. Secondo il dottor Verlag Meyer, queste piramidi hanno due buchi di dimensioni ragguardevoli, e il movimento dell'acqua che passa all'interno di questi buchi genera vortici che a loro volta creano onde gigantesche, in grado di sommergere una nave in pochi secondi.
La sfera di cristallo prelevata da Ray Brown all’interno della piramide
Scienziati di tutto il mondo si stanno chiedendo se questo effetto Vortex possa essere la causa di sparizioni di nave e aeroplani.
Va da sé il fatto che non si tratti di una scoperta nuova, avendo già il dottor Brown scoperto questa piramide nel 1970. Già all’epoca della scoperta Ray Brown diede una descrizione dettagliata della struttura e portò perfino alla luce un artefatto, una sfera presumibilmente dello stesso materiale della piramide. Secondo la descrizione dettagliata fornita dal dottor Brown, la struttura, di forma piramidale, parzialmente sommersa nel fondale marino, sarebbe fatta di blocchi di vetro o cristallo, uniti fra di loro, con le giunture fra un blocco e l'altro quasi impercettibili.
Avendo trovato un'entrata, Ray Brown si introdusse nella piramide e si imbatté in una gemma di colore rosso, incastonata in una sbarra metallica posizionata nel centro del complesso e fissata al soffitto della struttura.
Il dottor Brown provò a rimuovere la gemma, senza riuscirci. Perlustrando maggiormente si imbatté in una scultura, formata da due mani giunte, che sorreggevano una sfera, apparentemente dello stesso materiale della piramide. La sfera, di circa 8-10 cm di diametro, fu prelevata senza difficoltà.
Sarebbe ovvio pensare che una scoperta così avesse attirato l'attenzione di scienziati e archeologi... invece no.
Una ragione potrebbe essere che sia molto più facile ignorare una scoperta del genere, piuttosto che accettare che in fin dei conti la Scienza non sa poi tanto di questo pianeta.

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